C’è poco da fare: ogni volta che qualcuno prova ad attaccare il meccanismo attraverso cui i parlamentari si autopreservano, immancabilmente viene tacciato di qualunquismo. Se Beppe Grillo – senza il richiamo di TV e giornali – porta in piazza 300.00 persone ecco che i “politici” si focalizzano sulla volgartià dei toni della protesta; se Della Valle compra una pagina di giornale per esprimere il suo risentimento nei confronti della classe politica, viene delegittimato ricordando che a suo tempo ha sostenuto l’Udeur. E così via: quando sollevi il problema della cattiva politica sei etichettato come antipolitico. E non c’è scampo.
Ma poi, dati alla mano, i veri paladini dell’antipolitica sono proprio loro: gli oligarchi che siedono in Parlamento. Una semplice elaborazione di Openpolis dimostra (con toni pacati e senza ombra di conflitto di interesse) come maggioranza e opposione in questi ultimi 3 anni abbiano collaborato al decadimento del Paese. L’opposizione, senza grosso clamore mediatico, ha salvato la maggiornaza il 35% delle volte, avallando di fatto leggi come quella sul salvataggio Alitalia (L. 111/2008), la Riforma Brunetta della pubblica amministrazione (L. 15/2009) o la Legge sullo scudo fiscale (L. 141/2009), tanto per fare qualche esempio.
Vale la pena leggere tutto il documento.
“I numeri – racconta l’Associazione Openpolis – svelano la comoda finzione della rappresentanza parlamentare che scade spesso nella rappresentazione dove in molti, anche se non tutti per fortuna, sono presi da così tante altre faccende – altri incarichi pubblici (22 ministri, 31 sottosegretari, 2 sindaci, 4 assessori comunali, 12 presidenti e 11 consiglieri provinciali), da attività professionali (134 avvocati, 116 imprenditori, etc.) o di partito – che alla fine, quella di parlamentare, si riduce ad essere solo una sorta di incombenza ben remunerata, da gestire come si può tra le altre“.
Tu chiamami se vuoi qualunquista, io ti chiamerò “parlamentare a tempo perso”.


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