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Chi difenderà i nostri figli dall’ignoranza?

Rientrando dalla manifestazione del Colosseo FERMIAMO LA STRAGE SUBITO, sulla metro ho incontrato decine di coppie con passeggini doppi e tripli (non esagero). Tutta gente gentile, uomini più giovani di me, ma già stempiati o fuori forma, oppure atletici, ma ammansiti da polo color pesca e da donne sciatte o vintage avvinghiate al loro braccio. Sì, donne un po’ “all’antica”, senza trucco e con occhiali dorati, gonne lunghe e orecchini di corallo. In braccio un bambino, un altro al fianco e un altro nel passeggino. Gente cordiale, dicevo, che non vedeva l’ora di sorriderti o farti una gentilezza, come liberarti lo spazio davanti o cederti il posto. Erano partecipanti di quell’altra manifestazione che c’era stata a San Giovanni, intitolata “Difendiamo i nostri figli” (sottinteso, “dalla legge che introduce l’educazione di genere nelle scuole”). Raccolti in massa da una campagna truffaldina, che paventava l’introduzione dell’educazione alla mastrubazione all’età di 4 anni e giochi erotici in classe, protestavano anche contro il ddl Cirinnà sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso.
11050633_10153608509067985_8896533582518515372_nDavanti a questi Ned Flanders dell’Anagnina, che avranno frequentato un liceo come il mio, che avranno studiato a un’Università come la mia, e che poi sul loro percorso avranno trovato un neocatecumenale che li ha introdotti al dogma, non mi sono arrabbiato, mi sono intenerito. Ho provato tenerezza per quei bambini sfortunati tra le loro braccia, costretti a vivere e crescere nell’ignoranza. Ero stanco per arrabbiarmi. Mi sono guardato intorno in cerca di un un uomo complice da baciare lì, in pubblico, per destabilizzare quell’equilibrio di sorrisi, ma non ho colto nessun segnale che potesse assecondare quella follia. Poi sono sceso a Subaugusta.
Queste centinaia di migliaia di persone sono state raggirate da politici e ecclesiastici che speculano sulla vita delle persone e non temono di dichiarare il falso (come hanno fatto) pur di pesare (e far pesare) la loro forza sociale.

Mentre al Colosseo manifestavamo (in pochi) per la dignità di ogni essere umano, a San Giovanni si celebrava l’ignoranza colpevole, che ha già ferito e continuerà a ferire milioni di giovani cuori.

Disegno di Mauro Biani

La retorica antigrillina specchio del grillismo

Non so se trovo più detestabile la retorica razzista grillina o quella antigrillina della sinistra. Anzi lo so benissimo, perché per quanto mi ferisca profondamente ogni offesa che venga rivolta a ogni essere umano (come il tweet incriminato di Beppe Grillo) credo che l’uso che se ne faccia da parte degli antigrillini sia anche peggio, per due motivi.

Il primo, il più evidente, è che esattamente come Grillo specula sulla vita di persone senza colpa (i clandestini) per accaparrarsi qualche punto percentuale nelle prossime elezioni, i politici (o aspiranti politici) della sinistra non ci pensano due volte a fare altrettanto, usando come pretesto proprio il tweet di Grillo. Le bacheche di Facebook di questi politici (o aspiranti politici) sono piene di indignazione, a volte anche un po’ compiaciuta, per il fatto che sì, Grillo si è dimostrato quale realmente è: un razzista. Avevamo bisogno di conferme? Sappiamo come la pensa Grillo e sappiamo anche di decine di amministratori pentastellati che ogni giorno lavorano per un’accoglienza più giusta e dignitosa per i migranti. Ma su questi argomenti non si deve fare speculazione elettorale, né da una parte, né dall’altra.

Ma la retorica antigrillna è peggiore del grillismo anche per un altro motivo, ovvero perché fa il gioco di Beppe Grillo: il comico/politico ha avuto un’espressione razzista ingiustificabile e sappiamo che il suo scopo è quello di compiacere il crescente sentimento xenofobo degli italiani (e dei romani). Condividere il suo tweet su tutti social network possibili non fa altro che amplificare quel messaggio, paradossalmente anche legittimando in qualche modo il suo contenuto. Per la sinistra sarebbe stato meglio usare la stessa energia e gli stessi soldi (ahimè, ho visto anche qualche post di indignazione “sponsorizzato”) per parlare di TTIP, del pericolo idrogeologico, del fracking o delle recenti orribili riforme governative che andrebbero avversate. Magari – in mancanza di preparazione al riguardo – anche copiando i testi dal blog di Beppe Grillo (no, non scrive di scie chimiche o di veganesimo, ma di temi politici ampiamente condivisi). Oppure, ancora meglio, avrebbe dovuto sfidarlo sul tema dell’etica in politica, che è l’unico argomento veramente discriminante di ogni campagna elettorale recente, l’unico tema capace di spostare – oggi – il voto degli elettori.

La sinistra che non sa andare oltre l’ideologia

Se i miei amici di sinistra utilizzassero la stessa energia che impiegano per monitorare gli errori (presunti) del M5S per interpretare, invece, il sentimento degli elettori, oggi avremmo una sinistra del 20% e Renzi e Grillo sarebbero disinnescati. Da tempo spreco il mio tempo nelle assemblee politiche per cercare di affermare la mia opinione sul fatto che destra e sinistra, pur non essendo categorie “superate”, dovrebbero essere accantonate per un po’, per il tempo necessario a che istanze pre-politiche (come l’etica e l’ecologia) riescano a trovare spazio e compimento. Cosa vuol dire? Vuol dire che bisogna guadagnarsi la fiducia dell’elettorato prima di proporre una risposta politica ai problemi del lavoro, della sanità, della scuola, dei diritti civili. E la fiducia si riacquista anche attraverso fatti concreti (come la lotta ai privilegi della classe politica e alla corruzione, bollata come “demagogia” da chi detiene il potere in Italia, ma che in Spagna, ad esempio, ha contribuito all’affermazione di Podemos) e attraverso scelte così alte da non essere appannaggio di singoli partiti. E’ evidente a che oggi i cittadini siano molto più sensibilizzati da temi pre-politici o temi cosiddetti “trasversali”, che appartengono (o dovrebbero appartenere) a tutti, anche perché dei temi politici, in questi anni, si è fatto un uso strumentale e propagandistico (o almeno questa è la forte percezione).

In Toscana, alle ultime elezioni regionali, il 52 % degli elettori è rimasto a casa. non politicaNon sappiamo nulla della loro posizione razzista o antirazzista, non sappiamo se sono per un’economia pubblica o privata, se sono pacifisti o guerrafondai, non sappiamo, insomma, se sono di destra o di sinistra; di loro sappiamo solo una cosa: che non si fidano nè della destra, nè della sinistra. Ed è un fatto piuttosto nuovo in questa Regione, che si è sempre distinta per l’alto senso civico dei suoi abitanti. Eppure sono anni che gli elettori, prima di chiedere soluzioni rispetto ai problemi, chiedono garanzie di credibilità ai politici, perché una classe politica non credibile, non è nè di destra nè di sinistra, è un’aristocrazia che usa temi politici per mantenere il potere. L’etica è un tema pre-politico in questo senso, e il più grande errore del sistema dei partiti è quello di ridurlo al dibattito “anticasta” (o peggio “antikasta” per aggiungere dell’inutile ironia alla retorica pentastellata).
Per questo mi ha molto colpito la svolta dei 5 stelle in Alto Adige: a Laives i consiglieri del Movimento 5 stelle hanno deciso di appoggiare una giunta di centrodestra retta dal sindaco Christian Bianchi. Il sindaco ha accettato un programma in 14 punti chiesti dai due consiglieri cinquestelle, che comprende la riduzione delle indennità del 20 per cento, la fine delle consulenze esterne, nuove piste ciclabili, colonnine per la ricarica di auto elettriche, stop all’ampliamento del vicino aeroporto di Bolzano, l’informatizzazione del comune e l’introduzione del baratto amministrativo (pagamento di debiti con il Comune attraverso il lavoro)”.
Etica (la riduzione delle indennità del 20 per cento, la fine delle consulenze esterne) e ecologia (nuove piste ciclabili, colonnine per la ricarica di auto elettriche, stop all’ampliamento del vicino aeroporto di Bolzano), un tema pre-politico e un tema trasversale, sono il fondamento di un’alleanza che mette in secondo piano le appartenenze politiche. Questo vale per i consiglieri del M5S, certo, ma anche per i consiglieri di centro destra, che vedono ridimensionate le istanze ideologiche su cui hanno basato la loro campagna elettorale.
bimbi-destra-sinistraCerto prima o poi in Consiglio si dovranno votare anche temi politici: il Comune dovrà avere una posizione sull’immigrazione, dovrà gestire mense scolastiche con qualche criterio politico, dovrà applicare tributi con un criterio politico. Ma questi “criteri politici” che si fondano su un patrimonio di valori sicuramente diverso tra destra e sinistra, sono secondari oggi, non solo per i cinque stelle, ma anche per la maggioranza degli elettori (e non elettori). “Siamo nati per superare le ideologie e puntare ai risultati – dice il consigliere Riccardo Fraccaro su Facebook – per approvare i provvedimenti che servono ai cittadini e non le leggi che fanno comodo ai partiti. Abbiamo sempre chiesto un consenso trasversale alle forze politiche rispetto ai nostri obiettivi e non ci siamo mai tirati indietro quando si è trattato di votare provvedimenti di buon senso”. Così a Laives i pentastellati voteranno la fiducia al sindaco che hanno avversato, ma promettono di togliergliela se non manterrà gli impegni.
Nel frattempo giovani e meno giovani attivisti della sinistra si indignano sul web per le contraddizioni del Movimento di Grillo, che si allea con la destra. E invece afferma proprio il suo principio anti-ideologico, mentre la sinistra – tra livori e retorica – continua a usare temi ideologici solo per alimentare dibattiti, garantirsi rendite di posizione, identificarsi e fare comunità. Peccato che sia una comunità sempre più ristretta.

 

 

Amici criminali

10846427_10153087358377985_3567342855306274151_nTre giorni a casa dei miei tra tenerezze, ospedali, cibo misurato, camino e televisione. Credo che il male più grande che posssiamo fare ai nostri vecchietti sia quello di abbandonarli davanti a un televisore. Non so se avete visto cosa passa dal tubo catodico. Principalmente cronaca: quella rosa, che riguarda vip sconosciuti, e la nera che riguarda sconosciuti improvvisamente diventati vip. Sara, Loris, Michele, Yara e tanti altri sono tutti personaggi di un’unica narrazione morbosa, ambientata in paesi sconosciuti o in periferie popolate di villette di cemento con grate alle finestre. Una narrazione che inchioda davanti allo schermo milioni di pensionati e casalinghe, con la ripetizione ossessiva dei dettagli delle vittime e dei presunti colpevoli: magliette, libri, macchine, strade percorse, frequentazioni, analisi psicologiche dei post su facebook, commenti dei vicini e dei familiari. Dai programmi del mattino, ai telegiornali, fino agli approfondimenti di programmi come “La vita in diretta” o “Chi l’ha visto”, la TV pubblica finge di fare informazione e invece fa pornografia. Eccita istinti primordiali, alimenta la diffidenza tra vicini di casa, predispone gli animi al pregiudizio, alleva menti investigative e vendicative. Per fare questo non è necessario avere grandi competenze e capacità, e infatti sono arruolati giornalisti improvvisati, inviati impreparati, con dizioni improbabili e un italiano sofferente. La forma non conta, conta il contenuto. E se la televisione crea i contenuti, il web è abilissimo a diffonderli. Internet dà l’opportunità di essere attivi nella ricerca del video, della foto, della dichiarazione rilasciata, e per questo il comportamento dei navigatori integra anche delle aggravanti. Consente analisi del fenomeno condivise, ma sempre inevitabilmente sommarie, perché lo streaming di twitter e di facebook è velocissimo, tanto più veloce quanti più sono gli “amici” connessi; non fa riflettere, fa solo indignare.  Un “navigatore” non ha la possibilità materiale di entrare nella complessità della vicenda, delle storie, dei vissuti. Così i social network si alimenato di (pre)giudizi, applausi, accuse, conclusioni, linciaggi mediatici.

L’omicidio è un crimine, il maltrattamento è un crimine, ma è un crimine anche far diventare di interesse collettivo storie che sarebbero private, terribili e dolorose. E’ un crimine speculare sulla sofferenza. E’ un crimine anche gridare al “mostro”, accusare senza conoscere, rilasciare giudizi non richiesti, farsi complici di pubblici linciaggi. Chi ci guarderà da tutti questi criminali?

Disegno di Mauro Biani

 

Politiche sull’immigrazione: invertiamo la rotta

La racconto perché è una notizia che difficilmente supera i confini della cronaca locale, eppure è tristemente importante: Raphael, un ragazzo nigeriano di appena 18 anni era a una festa con amici, come è giusto che sia. Ma non era in regola col permesso di soggiorno, perché arrivando via mare aveva ricevuto un foglio di respingimento. Per questo, quando la polizia ha fatto irruzione nell’appartamento (per una segnalazione di schiamazzi notturni) è scappato dalla finestra, si è aggrappato a un canale, è risalito fino alla grondaia, ma è scivolato, schiantandosi sul cemento. E’ accaduto a Firenze, ieri sera.

Lo racconto perché forse non è chiaro a tutti che ci sono esseri umani, nostri fratelli e sorelle, che vivono accanto a noi da perseguitati, pur non avendo commesso alcun reato. Quella di Raphael è una storia triste come quella degli oltre 600 morti nel mediterraneo negli ultimi 3 giorni, ma aggiunge un particolare terribile: il dramma di uomini e donne che fuggono dalla miseria, dalla povertà e dalla guerra non termina quando approdano sulle nostre coste, perché la nostra legislazione è crudele quanto uno scafista senza scrupoli, se incombe come un incubo su persone oneste.

E’ arrivato sicuramente il tempo di “invertire la rotta“. Si deve passare a una politica dell’accoglienza. In Italia ci sono interi paesi spopolati, paesaggi della desolazione.  Sono soprattutto al Sud, ma non solo. Sono paesi interni, per lo più appenninici o mal connessi con la “modernità”. E ci sono migliaia di case vuote, fuori dal mercato, terreni incolti, scuole ridotte a classi di una sola sezione, negozi che faticano a restare aperti.  Se i soldi spesi per tutte le politiche sull’immigrazione venissero indirizzati all’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo, ripopolando questi paesi, riusciremmo a trarne anche un vantaggio economico e sociale. I comuni di Caulonia e Riace hanno già sperimentato con successo questo modello. Perché non promuoverlo?

Caro Renzi, l’Italia va disincagliata dalle secche della crisi

Articolo di Salvatore Settis, 13 agosto 2014 – La Repubblica

Caro presidente del Consiglio Matteo Renzi,
Le scrivo, come è diritto di ogni cittadino, per porLe una domanda: la riforma della Costituzione su cui il governo punta le sue carte servirà a disincagliare l’Italia dalle secche di questa lunga stagnazione?

Lei certo sa, Signor Presidente, che l’Italia si distingue per alcuni primati poco invidiabili. Secondo dati Ocse richiamati dalla Corte dei Conti, siamo al terzo posto al mondo per evasione fiscale (preceduti solo da Turchia e Messico), e Confcommercio stima in 154,4 miliardi di euro le tasse non pagate nel solo 2012. Secondo Transparency International, l’Italia è uno dei Paesi più corrotti d’Europa (con Romania, Grecia e Bulgaria), peggio di Namibia e Ruanda, con perdite annue di 60 miliardi. Secondo il World Freedom Index l’Italia è terzultima in Europa per libertà di stampa, stando in classifica fra Haiti e BurkinaFaso. Intanto, a fronte di un consumo di suolo medio in Europa del 2,8%, l’Italia raggiunge un devastante 6,9%, pur con incremento demografico zero (dati Ispra). La disoccupazione giovanile è balzata al 43,3%, contro il 7,9% della Germania, e la media europea del 22,5% (dati Eurostat).

Secondo il Dipartimento per lo Sviluppo di Palazzo Chigi l’Italia è ultima in Europa per investimenti in cultura, con una contrazione della spesa doppia che in Grecia. Una riforma universitaria pessima e gestita ancor peggio mette in ginocchio la ricerca e riduce il merito a un optional spesso superfluo. Centinaia di imprese italiane chiudono i battenti o vengono assorbite da aziende cinesi, sudamericane, mediorientali. Come una valanga, continua la “fuga dei cervelli”: decine di migliaia di giovani formatisi in Italia portano in altri Paesi i loro talenti, vanificando l’alto investimento che il Paese ha fatto su di loro (nel 2013, quasi 44.000 italiani hanno chiesto di lavorare nella sola Gran Bretagna). Mentre cresce la disuguaglianza sociale, si radica la sfiducia dei cittadini nella politica, come ha mostrato il forte astensionismo nelle Europee, con un 41,32% di non votanti a cui va aggiunto l’8,31% di schede bianche, nulle o disperse. In questo contesto, come Lei sa bene, Signor Presidente, il buon risultato percentuale del Suo partito vale più o meno la metà di quel che sembra.

A fronte di questi problemi, l’azione del Suo governo si concentra su questioni di ingegneria istituzionale, come se ridurre di numero i senatori (ma non i deputati), o evitarne l’elezione popolare, possa salvare l’economia italiana. Secondo Mario Draghi, l’Italia ha bisogno di «riforme strutturali sui mercati dei prodotti e del lavoro», ma in Italia si produce sempre meno e si lavora sempre meno. L’Italia deve ridurre la pressione fiscale: con un reddito annuo di 28 mila euro, un italiano paga il 27% di imposte, un americano il 15%; a un reddito di 75 mila euro corrisponde un’imposta del 28% in Usa, del 43% in Italia. Questa enorme differenza dipende dalla rarità dell’evasione fiscale in Usa (dove è severamente punita), mentre i nostri governi di ogni colore (anche il Suo) fanno ben poco per combatterla.

Lei ha cercato invano, Signor Presidente, di trasmettere il Suo ottimismo: le Sue previsioni di crescita del Pil si sono rivelate fallaci, e il calo dello 0,2% nell’ultimo trimestre, contro un ,2% della Gran Bretagna e un ,1% medio dell’area euro, lascia poco spazio alla retorica. Cresce intanto il debito pubblico, che nel 2013 ha raggiunto il 132,6% sul Pil, e falliscono uno dopo l’altro i tentativi di spending review.

La stagnazione è ormai recessione, nasconderlo è un boomerang per chi lo fa. Corruzione, evasione fiscale, disoccupazione e altri problemi italiani sono ben noti ai nostri partner in Europa e nel mondo: se non si affrontano subito, il governo perde credibilità e accredita l’ipotesi che cambiare la Costituzione sia una tecnica dilatoria per non sfidare le urgenze.
Le chiedo allora, Signor Presidente: in qual modo una nuova Costituzione contribuirà a diminuire il debito pubblico, a trovar lavoro ai giovani, a frenare l’emorragia dei talenti, ad arrestare corruzione ed evasione fiscale, a rilanciare formazione e ricerca, a incentivare le imprese, l’economia e la cultura, a tutelare il paesaggio, l’ambiente e il patrimonio artistico? Con la nuova legge elettorale s’intende riconquistare alla democrazia i 22 milioni di italiani che non hanno votato, o incentivare l’astensionismo purché un partito ottenga il premio di maggioranza? Vale la pena dilapidare l’eredità della sinistra in un abbraccio mortale con Berlusconi, condannato in via definitiva ed espulso dal Senato, mediante un patto i cui contenuti precisi non vengono resi pubblici?

Le riforme avviate hanno lo scopo di rafforzare l’esecutivo, ma secondo Transparency International una delle cause della crisi italiana è che già oggi «il potere legislativo dipende troppo dal potere esecutivo, che governa senza la debita assunzione di responsabilità». È proprio opportuno accrescere ancora il ruolo dell’esecutivo?

La riforma apporta alla Costituzione mutamenti radicali. Anch’io, come molti cittadini, ritengo improprio che tali proposte siano nate dal governo e non dal Parlamento, e che vengano approvate da senatori e deputati nominati secondo una legge elettorale incostituzionale. Ma la domanda è ora un’altra: se mai quel testo entrasse in vigore tal quale, come e in che cosa la recessione del Paese ne verrebbe corretta? E se invece il testo facesse per mesi e mesi la spola fra Camera e Senato assorbendo tempo ed energie, non sarebbe un dirottamento rispetto ai problemi reali del Paese?

Non crede che il Suo governo acquisterebbe prestigio e credibilità se mostrasse nei fatti di ricordarsi dei diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione e dimenticati dalla politica con la scusa della crisi? Non sono diritti secondari: sono il diritto al lavoro per tutti i cittadini (art. 4), la funzione sociale della proprietà (art. 42), la pari dignità sociale dei cittadini e la loro eguaglianza (art. 3), la garanzia per tutti di «un’esistenza libera e dignitosa» (art. 36), il diritto alla cultura (artt. 9, 21, 33), il diritto alla salute (art. 32). Sono diritti ignorati o taglieggiati in nome della crisi economica. In che modo la Costituzione che Lei ha in mente intende farli risorgere dalle ceneri?

New social network platform. Social indeed!

RedMatrix è un super network costituito da un grande numero di siti indipendenti e autonomi che si sono connessi in una piattaforma di pubblicazione e condivisione dei contenuti.  E’ composto da una webapp open source che fornisce un sistema decentrato di pubblicazione, condivisione e comunicazione multiutente, noto come “hub”. Ogni hub mette a disposizione dei suoi membri funzioni di comunicazione (posta, chat, blogging, forums e social networking) anche attraverso la gestione di media  (foto, events, files, pagine web, apps). Tutto in un’unica piattaforma ricca di funzionalità.

The RedMatrix is a super network created from a huge number of smaller independent and autonomous websites – which are linked together into a cooperative publishing and social platform. It consists of an open source webapp providing a complete multi-user decentralised publishing, sharing, and communications system – known as a “hub”. Each hub provides communications (private messaging, chat, blogging, forums, and social networking), along with media management (photos, events, files, web pages, shareable apps) for its members; all in a feature-rich platform.

Red Matrix – sottotitoli italiano from Pynolo on Vimeo.

Enzo Jannacci – Come gli aeroplani

Oh eccone un altro che fa schifo
e gli fan comandare una rete televisiva
e lo fa da prepotente come te che sei arrogante
e se rispondi lo fai sempre malvagiamente,
sgarbatamente perchè in tasca hai la pistola
ma al posto del cervello hai solo merda
hai solo merda che non puzza nemmeno curiosamente

Susanna Parigi – Apnea

La forza di “Apnea”, il nuovo lavoro discografico di Susanna Parigi, è senza dubbio nell’ironia, che non è quel sarcasmo stucchevole di cui abbondano gli streaming di facebook e twitter, e che ha il solo effetto di normalizzare drammi sociali, crimini umani e nefandezze politiche, sottraendoli al giudizio critico. No, l’ironia di Susanna Parigi – reduce, tra l’altro, da una convincente rilettura del repertorio di Enzo Jannacci – assume il registro dell’invettiva e, forse non è un caso, il suo principale obiettivo è l’essere umano nella sua manifestazione terribilmente contemporanea di homo technologicus…. continua

Facebook

“Questi bollettini della solitudine che compulsivamente diramiamo, queste gazzette della vanità, questi autopompini d’ ironia, questo gossip di noi stessi, queste barocche seghe virtuali, questa manutenzione dell’ audience, nel condominio di Facebook” (Simone Falconi)

Cartolina di Franco Arminio

Per ora avete deciso di non farla la rivoluzione. Pensate sia faticosa, pensate sia più facile diluire il giorno nel bere. Forse è il caso di avvisarvi che nessun giorno è difficile come quello in cui non accade niente, non c’è speranza in niente. E sarebbe un bel momento se in un giorno di questa estate indolente arrivasse da voi un segnale di fervore che nessuno può immaginare. Adesso leggere o accarezzarsi non sono di moda come bere, ma forse ubriacarsi d’amore e di poesia è l’unica risposta possibile alla miseria spirituale che vi sta bruciando le ali. Il mondo non è mai stato un sogno e per questo i ragazzi ne hanno sempre sognato un altro, anche quando non lo sapevano. Ora è la prima volta che il mondo è pieno di ragazzi senza sogni. E l’oscenità non è baciarsi in luogo pubblico, ma stare davanti a un pubblico locale con un bicchiere in mano. Questa è l’epoca dell’autismo corale e dello sfinimento, ma non è l’ultima epoca, ne verranno altre anche peggiori. Abbiate cura, cari ragazzi italiani, di consegnarvi all’utopia di lottare con gioia, di credere con tutte le forze alla fragilità della poesia.
Franco Arminio, 3 agosto 2014, (pubblicata su il fatto quotidiano)

Criminali, ma umani

Da un po’ di tempo circola una storia sul web. Magari è una bufala, non so, oppure è autentica. Di sicuro è plausibile, e oggi ci ho pensato molto leggendo i titoli dei giornali relativi al nuovo “mostro”, alla “bestia” di Firenze. Secondo questa storia “c’è una tribù africana che quando qualcuno fa qualcosa di sbagliato viene preso e messo nel centro del villaggio, quindi arriva tutta la tribù e lo circonda. Per due giorni ciascuno gli ricorda tutte le cose buone che ha fatto nella vita.
Questa tribù crede fortemente che ogni essere umano sia un bene, che ognuno sia desideroso di amore, pace, sicurezza, felicità. Eppure a volte, nel perseguimento di queste aspirazioni chiunque può commettere degli errori. La comunità vede quegli errori come un grido di aiuto. Per questo tutti i membri della comunità si riuniscono per aiutare chi ha commesso gli errori e per ricollegarlo con la sua vera natura, fino a quando non ricorda pienamente la verità dalla quale era stato temporaneamente disconnesso.”
In questi giorni a Firenze sono venute alla luce delle atrocità commesse da un uomo. Si tratta di crimini raccapriccianti e non si può non solidarizzare con le vittime, che purtroppo sono tante, dalle ragazze barbaramente seviziate, fino ai familiari stessi dell’uomo. Però ogni carnefice è un essere umano, ferito o malato o “disconesso” dalla sua vera natura. Sicuramente un infelice. Come diceva il mio maestro Valentino Salvoldi non esiste un criminale, ma un sogno che non è volato, un amore che non è stato donato. E mi stupisce e mi rattrista che per le Istituzioni e per i mass media di questo Paese un uomo – per quanto atroci possano essere stati i suoi reati – possa essere privato dalla sua dignità di essere umano.

Temi Grillo? Prova a ridurre le indennità dei parlamentari

Pensiero della sera: disinnescare Grillo col buonsenso invece che con le strategie
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non politicaTutto questo dovrebbe servire a impedire il pericolo grillesco, visto che non esiste una legge elettorale che riesca a non farlo vincere (a meno che la legge non dica “chi vince, perde”). Giusto?
Che poi, invece, amici del PD e di SEL, caro Matteo Renzi, caro Nichi Vendola, per disinnescare Grillo basta davvero pochissimo. Ad esempio una proposta (da approvare poi in Parlamento, eh! non fate scherzi) che riduca del 50% le indennità dei parlamentari (che porti, cioè, da 18.000 euro al mese netti a 9.000 euro al mese netti le indennità di un senatore e a poco meno quelle di un deputato). Una cosa del genere vi fa recuperare immediatamente un 12% di elettori e lo sottrae al M5S. Volete scommettere?
Allora amici e amiche di Facebook io vi propongo questa cosa: molti di noi hanno amici o conoscenti eletti in Parlamento, tra tutte le forze politiche. Proviamo a chiedergli se sono d’accordo con la proposta che ho appena descritto, anche con un post su facebook. Poi raccogliamo le loro risposte. Alcuni di loro, lo so già, faranno una supercazzola sul fatto che destinano una quota al Partito (scritto con la P maiuscola eh)… per fare che ancora non è chiaro, visto che – se fosse davvero regolamentata tale forma di finanziamento – potrebbe addirittura essere illegale (ma questo è un altro capitolo). Insomma la questione è chiara: sollecitiamo i nostri parlamentari sul tema, raccogliamo la loro opinione e se non sono in grado di capire che la moralizzazione della politica è un presupposto fondamentale a cui più di dieci milioni di cittadini non sono disposti a rinunciare, scriviamola noi una petizione. Se l’idea vi piace condividetela tra i vostri contatti. Non ridurre il numero de iparlamentari,ma dimezzare il loro stipendio. Cominciamo a raccogliere le opinioni, sollecitiamoli a automoralizzarsi. La democrazia e la politica hanno un costo che sosterremmo volentieri se producesse una buona amministrazione dello Stato e degli Enti, la salvaguardia dei nostri diritti, la conquista di nuove libertà. Ciò che va eliminata è soltanto l’idea che fare politica sia un privilegio riservato a pochi e non una responsabilità affidata a molti.

Segnalazioni per una serata al cinema

Still life: 7
The Wolf of Wall Street: 8
Il capitale umano: 8
Ninotchka (versione restaurata): 8
Wolf Children: 8 e1/2 (non so se lo trovate ancora al cinema, però)
La grande bellezza: 8

Dente. In uscita il nuovo album

A me piace DENTE per la sua capacità di prendere in giro la retorica della canzone e nello stesso tempo saper interpretare questo tempo. A me piace lui e lui piace a me… Il 30 gennaio a Firenze, presso La Feltrinelli Firenze show case di presentazione del nuovo album