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Il mito del complotto

Traduzione del saggio di Charles Eisenstein “The Conspiracy Mith”

https://charleseisenstein.org/essays/the-conspiracy-myth/?_page=3

L’altro giorno mi sono divertito a leggere una critica di “The Coronation” in cui l’autore era assolutamente certo che io fossi un teorico del complotto. Era così convincente che io stesso stavo quasi per crederci.

Cos’è dunque una “teoria del complotto”? A volte il termine è usato contro chiunque metta in discussione l’autorità, dissenta dai paradigmi dominanti o pensa che interessi nascosti influenzino le istituzioni che ci guidano. Come tale, è un modo per reprimere il dissenso e maltrattare coloro che cercano di resistere agli abusi di potere. Non è necessario abbandonare il pensiero critico per credere che le istituzioni potenti talvolta colludano, cospirino, nascondano e siano corrotte. Se questo è ciò che si intende per teoria del complotto, ebbene alcune di queste teorie sono vere. Qualcuno ricorda Enron? L’Irangate? COINTELPRO? Vioxx? Le armi irachene di distruzione di massa? Durante il periodo di Covid-19, è salito alla ribalta un altro livello di teoria del complotto, un livello che va ben oltre le storie specifiche di collusione e corruzione, per porre la cospirazione come principio fondamentale per spiegare come funziona il mondo. Alimentata dalla risposta autoritaria alla pandemia (giustificabile o meno, blocco, quarantena, sorveglianza e localizzazione, censura della disinformazione, sospensione della libertà di riunione e di altre libertà civili, e così via, sono davvero misure autoritarie), questa teoria dell’arco-cospirazione sostiene che una malvagia cabala di addetti ai lavori abbia deliberatamente creato la pandemia o almeno lo stia spietatamente sfruttando per spaventare le persone e convincerle ad accettare un governo mondiale totalitario secondo una legge sanitaria marziale permanente, un Nuovo Ordine Mondiale (NWO). Inoltre, questo gruppo malvagio, questi illuminati, muove le corde di tutti i principali governi, corporazioni, Nazioni Unite, OMS, CDC, media, servizi di intelligence, banche e ONG. In altre parole, dicono, tutto ciò che ci viene detto è una bugia e il mondo è in preda al male.

Quindi cosa penso di quella teoria? Penso che sia un mito. E cos’è un mito? Un mito non è la stessa cosa di una fantasia o un’illusione. I miti sono veicoli della verità e quella verità non deve essere letterale. I miti greci classici, ad esempio, sembrano semplici storielle fino a quando non li si decodifica e si associa ogni dio a forze psicosociali. In questo modo, i miti portano luce nelle ombre e rivelano ciò che è stato represso. Loro prendono una verità dalla psiche o dalla società e la trasformano in una storia. La verità di un mito non dipende dal fatto che sia oggettivamente verificabile. Questo è uno dei motivi per cui, in “The Coronation“, ho detto che il mio scopo non è né quello di sostenere, né di smascherare la narrazione del complotto, ma piuttosto di guardare a ciò che illumina. Dopotutto, non è né dimostrabile né falsificabile.

Cosa c’è di vero nel mito del complotto? Sotto il suo letteralismo trasmette informazioni importanti che ignoriamo con grande rischio.
Innanzitutto, dimostra l’entità scioccante dell’alienazione pubblica dalle istituzioni dell’autorità. Per tutte le battaglie politiche dell’era post-Seconda Guerra Mondiale, c’era almeno un ampio consenso sui fatti fondamentali e su dove si potevano trovare quei fatti. Le principali istituzioni di produzione della conoscenza – scienza e giornalismo – godevano di un’ampia fiducia del pubblico. Se il New York Times e la CBS Evening News affermavano che il Vietnam del Nord ha attaccato gli Stati Uniti nel Golfo del Tonchino, la maggior parte della gente ci credeva. Se la scienza affermava che l’energia nucleare e il DDT erano sicuri, anche la maggior parte delle persone lo credeva. In una certa misura, quella fiducia è stata ben guadagnata. I giornalisti a volte sfidavano gli interessi dei potenti, come nel caso del reportage di  Seymour Hersh sul massacro di My Lai o le notizie di Woodward & Bernstein su Watergate. La scienza, proiettata al progresso della civitlà, aveva una reputazione sul perseguimento oggettivo della conoscenza a dispetto delle autorità religiose tradizionali, nonché una solida reputazione per il fatto di disinteressarsi e disprezzare motivi politici e finanziari.

Oggi l’ampia fiducia del consenso nella scienza e nel giornalismo è a pezzi. Conosco diverse persone altamente istruite che credono che la terra sia piatta. Respingendo come ignoranti  i terrapiattisti e le decine di milioni di aderenti a narrazioni alternative meno estreme (storiche, mediche, politiche e scientifiche), confondiamo il sintomo con la causa. La loro perdita di fiducia è un chiaro sintomo di perdita di affidabilità. Le nostre istituzioni di produzione della conoscenza hanno tradito ripetutamente la fiducia del pubblico, così come le nostre Istituzioni politiche. Il risultato è che oggi molte persone non credono alle Istituzioni nemmeno quando dicono la verità. Questo deve essere frustrante per il medico scrupoloso, lo scienziato o il funzionario pubblico. A loro il problema sembra un pubblico impazzito, una marea crescente di irrazionalità anti-scientifica che sta mettendo in pericolo la salute pubblica. La soluzione, da quella prospettiva, sarebbe quella di combattere l’ignoranza. È quasi come se l’ignoranza fosse un virus (in effetti, ho già sentito quella frase prima) che deve essere controllato attraverso lo stesso tipo di quarantena (ad esempio, la censura) che applichiamo al coronavirus.
Ironia della sorte, un altro tipo di ignoranza pervade entrambi questi sforzi: l’ignoranza del terreno. Qual è il tessuto malato su cui prolifera il virus dell’ignoranza? La perdita di fiducia nella scienza, nel giornalismo e nel governo è il risultato della loro lunga corruzione, la loro arroganza ed elitismo, la loro alleanza con gli interessi corporativi e la loro repressione istituzionalizzata del dissenso. Il mito della cospirazione incarna la realizzazione di una profonda disconnessione tra le posizioni pubbliche dei nostri leader e le loro vere motivazioni e piani. Descrive una cultura politica che è opaca per il comune cittadino, un mondo di segretezza, immagine, PR, spin, ottica, punti di discussione, gestione della percezione, gestione della narrazione e guerra dell’informazione. Non c’è da stupirsi che la gente sospetti che dietro il velo ci sia un’altra realtà.

In secondo luogo, il mito del complotto dà forma narrativa al sospetto che un potere disumano governi il mondo. Quale potrebbe essere quel potere? Il mito del complotto individua quel potere in un gruppo di esseri umani malevoli (che assumono comandi, in alcune versioni, da entità extraterrestri o demoniache). Qui esiste un certo conforto psicologico, perché ora c’è qualcuno da incolpare in una narrativa familiare “noi contro loro” e psicologia vittima-colpevole-soccorritore. In alternativa, potremmo localizzare il “potere disumano” in sistemi o ideologie, non in un gruppo di cospiratori. Ciò è meno gratificante psicologicamente, perché non possiamo più facilmente identificarci come buoni che combattono contro il male; dopo tutto, noi stessi partecipiamo a questi sistemi che pervadono tutta la nostra società. Sistemi come quello monetario basato sul debito, il patriarcato, la supremazia bianca o il capitalismo non possono essere rimossi combattendo i loro amministratori. Creano ruoli che i malfattori possono ricoprire, ma i malfattori sono funzionari; marionette, non burattinai. L’intuizione di base delle teorie della cospirazione è quindi vera: che quelli che pensiamo abbiano il potere non sono altro che marionette del potere reale nel mondo.

Un paio di settimane fa ero in una call con una persona che ricopriva una posizione elevata nell’amministrazione Obama e che corre ancora nei circoli d’élite. Ha detto: “Non c’è nessuno alla guida dell’autobus”. In realtà ero un po’ deluso, perché in effetti c’è una parte di me che vorrebbe che il problema fosse un mucchio di cospiratori malvagi. Perché? Perché allora i problemi del nostro mondo sarebbero abbastanza facili da risolvere, almeno in linea di principio. Basta esporre ed eliminare quei cattivi. Questa è la formula prevalente di Hollywood per correggere i torti del mondo: un eroico campione affronta e sconfigge il cattivo, e tutti vivono felici e contenti. Hmm, questa è lo stesso modello elementare di incolpare i germi per  la cattiva salute e ucciderli con l’arsenale della medicina, in modo che possiamo vivere una vita sana e sicura in qualsiasi momento, o uccidere i terroristi e rinchiudere gli immigrati e rinchiudere i criminali, ancora, in modo da poter vivere una vita sana e sicura per sempre. Stampate dallo stesso modello, le teorie della cospirazione si inseriscono in un’ortodossia inconscia. Emanano dallo stesso pantheon mitico dei mali sociali che protestano. Potremmo chiamare quel pantheon “Separazione”, e uno dei suoi motivi principali è la guerra contro l’altro.
Questo non vuol dire che non esiste un germe – o una cospirazione. Watergate, COINTELPRO, Irangate, il medicinale Vioxx di Merck, le autoesplosioni della Ford Pinto, la campagna di corruzione di Lockheed-Martin, la vendita consapevole da parte della Bayer di sangue contaminato dall’HIV e lo scandalo Enron dimostrano che accadono cospirazioni che coinvolgono potenti élite. Nessuno dei precedenti è però un mito: un mito è qualcosa che spiega il mondo; è misteriosamente più grande di se stesso. Pertanto, la teoria della cospirazione dell’assassinio di Kennedy (che confesserò, senza dubbio, a costo della mia credibilità, di accettare come letteralmente vero) è un portale per il regno mitico.

Il mito del complotto che sto affrontando qui, tuttavia, è molto più ampio di ciascuno di questi esempi specifici: è che il mondo come lo conosciamo è il risultato di una cospirazione, con gli Illuminati o i controllori come i suoi dei malvagi. Per i credenti, diventa un discorso totalizzante che getta ogni evento nei suoi termini.

È un mito con un illustre pedigree, risalente almeno ai tempi degli gnostici del I secolo. Gli gnostici credono che un demiurgo malvagio abbia creato il mondo materiale da un’essenza divina preesistente. Creando il mondo a immagine della propria distorsione, si immagina di essere il suo vero dio e sovrano.

Non è necessario credere letteralmente a questo, né credere letteralmente in una cabala malvagia che controlla il mondo per ricavare intuizione da questo mito – intuizione sull’arroganza dei potenti, per esempio, o sulla natura della distorsione che colora il mondo della nostra esperienza.

Cosa rende la stragrande maggioranza dell’umanità conforme a un sistema che spinge la Terra e l’umanità alla rovina? Quale potere ci ha nella sua morsa? Non sono solo i teorici della cospirazione che sono prigionieri di una mitologia. Anche la società in generale lo è. La chiamo la mitologia della separazione: io separato da te, materia separata dallo spirito, essere umano separato dalla natura. Ci tiene come esseri separati e finiti in un universo oggettivo di forza e massa, atomi e vuoto. Poiché siamo (in questo mito) separati dalle altre persone e dalla natura, dobbiamo dominare i nostri concorrenti e dominare la natura. Il progresso, quindi, consiste nell’aumentare la nostra capacità di controllare l’Altro. Il mito racconta la storia umana come un’ascesa da un trionfo all’altro, dal fuoco all’addomesticamento, all’industria, all’informatica, all’ingegneria genetica e alle scienze sociali, promettendo un futuro paradiso di controllo. Lo stesso mito motiva la conquista e la rovina della natura, organizzando la società per trasformare l’intero pianeta in denaro, senza cospirazione.
La mitologia della separazione è ciò che genera quello che in “The Coronation” ho chiamato “inclinazione della civiltà” verso il controllo. Il modello di soluzione è, di fronte a qualsiasi problema, trovare qualcosa da controllare: mettere in quarantena, rintracciare, imprigionare, murare, dominare o uccidere. Se il controllo fallisce, più controllo lo risolverà. Per raggiungere il paradiso sociale e materiale, controllare tutto, tracciare ogni movimento, monitorare ogni parola, registrare ogni transazione. Quindi non ci possono essere più crimini, niente più infezioni, niente più disinformazione. Quando l’intera classe dirigente accetta questa formula e questa visione, agiranno in concerto naturale per aumentare il loro controllo. È tutto per il bene più grande. Quando anche il pubblico lo accetta, non si opporranno. Questa non è una cospirazione, sebbene possa certamente assomigliare a una. Questa è una terza verità all’interno del mito del complotto. Gli eventi sono davvero orchestrati nella direzione di un controllo sempre maggiore, solo che il potere orchestrante è esso stesso uno zeitgeist, un’ideologia … un mito.

Una cospirazione senza cospiratori

Non respingiamo il mito della cospirazione solo come un mito. Non solo è un’importante diagnostica psicosociale, ma rivela ciò che è altrimenti difficile vedere dalla mitologia ufficiale in cui le principali istituzioni della società, sebbene imperfette, ci stanno portando sempre più vicino a un paradiso dell’alta tecnologia. Quel mito dominante ci rende ciechi ai punti che i teorici della cospirazione reclutano per le loro narrazioni. Questi potrebbero includere aspetti quali attività di influenza nelle scelte pubbliche dell’industria farmaceutica, i conflitti di interesse all’interno delle organizzazioni di sanità pubblica, la dubbia efficacia delle mascherine, i tassi di mortalità molto più bassi di quelli ipotizzati, la deriva autoritaria, la discutibile utilità del lockdown, le preoccupazioni per le frequenze non ionizzanti delle radiazioni elettromagnetiche, i vantaggi di approcci naturali e olistici per rafforzare l’immunità, la teoria della bioterrain, i pericoli della censura in nome della “lotta alla disinformazione”, e così via. Sarebbe bello se si potessero sollevare i numerosi punti validi e le domande legittime che le narrazioni Covid alternative portano alla luce senza essere classificate come teorici della cospirazione di destra.

L’intera espressione “teorico del complotto di destra” è un po ‘strana, poiché tradizionalmente è la sinistra che è stata più attenta alla propensione dei potenti ad abusare del loro potere. Tradizionalmente è la sinistra a diffidare degli interessi corporativi, che ci spinge a “mettere in discussione l’autorità” e che di fatto è stata la principale vittima dell’infiltrazione e della sorveglianza del governo. Cinquant’anni fa, se qualcuno avesse detto: “Esiste un programma segreto chiamato COINTELPRO che sta spiando i gruppi per i diritti civili e seminando la divisione al loro interno con lettere anonime e voci inventate”, sarebbe stata targata come una teoria del complotto secondo gli standard di oggi. Lo stesso, 25 anni fa, con “Esiste un programma segreto in cui la CIA facilita le vendite di stupefacenti nelle città interne americane e usa i soldi per finanziare paramilitari di destra in America centrale”. Lo stesso con infiltrazioni governative in gruppi ambientalisti e di attivisti per la pace a partire dagli anni ’80. O più recentemente, l’infiltrazione del movimento Standing Rock. O la cospirazione decennale del settore immobiliare per ridisegnare i quartieri per tenere fuori i neri. Data questa storia, perché all’improvviso è la Sinistra che esorta tutti a fidarsi del “capo”? a fidarsi delle dichiarazioni delle compagnie farmaceutiche e delle organizzazioni finanziate dal settore farmaceutico come il CDC e l’OMS? Perché lo scetticismo nei confronti di queste istituzioni è etichettato “ala destra”? Non è che solo i privilegiati sono svantaggiati dalla quarantena. È devastata la vita di decine o centinaia di milioni del precariato globale. Il World Food Programme delle Nazioni Unite avverte che entro la fine dell’anno 260 milioni di persone dovranno affrontare la fame. La maggior parte sono neri e mulatti in Africa e nell’Asia meridionale. Si potrebbe sostenere che limitare il dibattito alle questioni epidemiologiche sulla mortalità è di per sé una posizione privilegiata che cancella la sofferenza di coloro che in partenza sono più emarginati.
La “teoria del complotto” è diventata un termine di invettiva politica, utilizzata per denigrare qualsiasi opinione divergente dalle credenze tradizionali. Fondamentalmente, qualsiasi critica alle istituzioni dominanti può essere imbrattata come teoria del complotto. In realtà c’è una verità perversa in questa macchia. Ad esempio, se ritieni che il glifosato sia effettivamente pericoloso per la salute umana ed ecologica, devi anche credere – per logica – che Bayer / Monsanto stia sopprimendo o occultando tali informazioni e devi anche credere che il governo, i media, e l’establishment scientifico è in qualche misura complice di quella soppressione. Altrimenti, perché non stiamo vedendo titoli del NYT come “L’informatore della Monsanto rivela i pericoli del glifosato”?

La soppressione delle informazioni può avvenire senza orchestrazione deliberata. Nel corso della storia, isterie, mode intellettuali e delusioni di massa sono venute e sono scomparse spontaneamente. Questo è più misterioso di quanto ammetta la semplice spiegazione della cospirazione. Un coordinamento inconscio dell’azione può assomigliare molto a una cospirazione, e il confine tra i due è sfocato. Considera le frodi sulle armi di distruzione di massa (armi di distruzione di massa) che sono servite da pretesto per l’invasione dell’Iraq. Forse c’erano persone nell’amministrazione Bush che usavano consapevolmente il falso documento “yellowcake” per chiedere la guerra; forse volevano solo credere che i documenti fossero autentici, o forse pensavano: “Beh, questo è discutibile ma Saddam deve avere le armi di distruzione di massa, e anche se non le ha, le vuole, quindi il documento è sostanzialmente vero …” Le persone credono facilmente a ciò che serve ai loro interessi o si adatta alla loro visione del mondo esistente.

Allo stesso modo, i media avevano bisogno di poco incoraggiamento per iniziare a battere i tamburi di guerra. Sapevano già cosa fare, senza dover ricevere istruzioni. Non credo che molti giornalisti credessero davvero nella menzogna delle armi di distruzione di massa. Fingevano di credere, perché inconsciamente sapevano che era la narrazione dell’establishment. Questo era ciò che li avrebbe riconosciuti come giornalisti seri. Questo è ciò che dà loro l’accesso al potere. Questo è ciò che consente loro di mantenere il proprio lavoro e avanzare nella propria carriera. Ma soprattutto, hanno fatto finta di credere perché tutti gli altri facevano finta di credere. È difficile andare contro lo zeitgeist.

Lo scienziato britannico Rupert Sheldrake mi ha parlato di un discorso che ha tenuto a un gruppo di scienziati che stavano lavorando sul comportamento degli animali in una prestigiosa Università britannica. Stava parlando delle sue ricerche sui cani che sanno quando i loro proprietari tornano a casa e di altri fenomeni telepatici negli animali domestici. Il discorso è stato ricevuto con una specie di educato silenzio. Ma nella pausa tè successiva tutti e sei gli scienziati senior che erano presenti al seminario vennero da lui uno per uno e quando furono sicuri che nessun altro lo stava ascoltando gli dissero che avevano avuto esperienze di questo tipo con i loro animali, o che erano convinti che la telepatia fosse un fenomeno reale, ma che non potevano parlarne con i loro colleghi perché erano tutti così ordodossi. Quando Sheldrake si rese conto che tutti e sei gli avevano detto più o meno la stessa cosa, disse loro: “Perché non fate coming out? Vi divertireste tutti molto di più! ”

Sheldrake  dice che quando tiene un discorso in un’istituzione scientifica, quasi sempre ci sono scienziati che si avvicinano a lui dopo avergli detto che hanno avuto esperienze personali che li convincono della realtà dei fenomeni psichici o spirituali, ma che non possono discuterne con i loro colleghi per paura di essere considerati strani.
Questa non è una cospirazione deliberata per sopprimere “i fenomeni psichici”. Quei sei scienziati non si sono convocati in anticipo e hanno deciso di sopprimere le informazioni che sapevano essere reali. Mantengono le loro opinioni per sé a causa delle norme della loro sottocultura, i paradigmi di base che delimitano la scienza e la reale minaccia di danneggiare la loro carriera. La persecuzione e la calunnia dirette a Sheldrake stesso dimostrano cosa succede a uno scienziato che è schietto nel suo dissenso dalla realtà scientifica ufficiale. Quindi, potremmo ancora dire che una cospirazione è in corso, ma il suo autore è una cultura, un sistema e una storia.

Lo è oppure è un programma cospirativo deliberato, una spiegazione più soddisfacente per le tendenze apparentemente inesorabili (che non sono affatto iniziate con Covid) verso la sorveglianza, il monitoraggio, il distanziamento, la fobia dei germi, l’ossessione per la sicurezza, la digitalizzazione e la reclusione domestica  dell’intrattenimento, ricreazione e socialità? Se l’autore è davvero una mitologia e un sistema culturale, allora le teorie della cospirazione ci offrono un falso bersaglio, una distrazione. Il rimedio non può essere quello di esporre e abbattere coloro che ci hanno opposto queste tendenze. Certo, ci sono molti cattivi attori nel nostro mondo, persone spietate che commettono atti atroci. Ma hanno creato il sistema e la mitologia della separazione o semplicemente ne approfittano? Certamente queste persone dovrebbero essere fermate, ma se questo è tutto ciò che facciamo, e lasciare invariate le condizioni che li generano, combatteremo una guerra senza fine. Proprio come nella teoria della bioterra, i germi sono sintomi e sfruttatori del tessuto malato, così come i sintomi delle cabine cospiratorie e gli sfruttatori di una società malata: una società avvelenata dalla mentalità di guerra, paura, separazione e controllo. Questa profonda ideologia, il mito della separazione, è bel al di là del potere immaginativo di chiunque. Gli Illuminati, se esistono, non sono i suoi autori; è più vero dire che la mitologia è il loro autore. Non creiamo i nostri miti; ci creano.

Da che parte stai?

Alla fine, non ho ancora detto se penso che il mito della cospirazione del Nuovo Ordine Mondiale sia vero o no. Beh, davvero sì, l’ho fatto. Ho detto che è vero come un mito, indipendentemente dalla sua corrispondenza con fatti verificabili. Ma per quanto riguarda i fatti? Dai, Charles, dicci, c’è davvero una cospirazione dietro la cosa di Covid, o no? Ci deve essere un fatto oggettivo della questione. Le scie chimiche sono una cosa vera? SARS-COV2 è stato geneticamente modificato? La radiazione a microonde proveniente dalle torri dei telefoni cellulari è un fatto? I vaccini introducono virus provenienti da colture cellulari animali nelle persone? Bill Gates sta controllando una presa di potere sotto forma di legge marziale medica? Un’élite luciferiana governa il mondo? Vero o falso? Si o no?

A questa domanda risponderei con un’altra: dato che non sono un esperto in nessuna di queste questioni, perché vuoi sapere cosa penso? Potrebbe essere per mettermi da una parte o dall’altra di una guerra dell’informazione? Allora saprai se è giusto godersi questo saggio, condividerlo o avermi nel tuo podcast. In una mentalità di guerra tra noi e noi, la cosa più importante è sapere da che parte sta qualcuno, per non dare aiuto e conforto al nemico.
“A-ha – Charles deve essere dall’altra parte. Perché ha creato una falsa equivalenza tra conoscenze scientifiche rispettabili, basate sull’evidenza e rispettabili da un lato, e teorie della cospirazione sfrenate dall’altro.”

“Aha – Charles deve essere dall’altra parte. Perché ha creato una falsa equivalenza tra propaganda corporate-government-NWO da un lato e coraggiosi informatori e dissidenti che rischiano la carriera per la verità dall’altro.”

Riesci a vedere come può essere totalizzante la mentalità di guerra?

La mentalità di guerra satura la nostra società polarizzata, che prevede il progresso come conseguenza della vittoria: la vittoria su un virus, sugli ignoranti, sulla sinistra, sulla destra, sulle élite psicopatiche, su Donald Trump, sulla supremazia bianca, sul liberale élite …. Ogni parte usa la stessa formula e quella formula richiede un nemico. Quindi, obbligatoriamente, ci dividiamo in noi e in loro, esaurendo il 99% delle nostre energie in un inutile tiro alla fune, senza mai sospettare che il vero potere malvagio possa essere la formula stessa.

Ciò non significa che in qualche modo bandiremo i conflitti dagli affari umani. È mettere in discussione una mitologia – abbracciata da entrambe le parti – che concepisce ogni problema in termini di conflitto. Lotta e conflitto hanno il loro posto, ma sono possibili altre trame. Esistono altri percorsi per la guarigione e per la giustizia.

Una chiamata per l’umiltà

Hai mai notato che gli eventi sembrano organizzarsi per convalidare la storia che hai sul mondo? “L’effetto di selezione” e il “Pregiudizio di conferma” (“Selection bias” e “confirmation bias”) ne spiegano alcuni, ma penso che c’entri anche qualcosa di più strano. Quando entriamo nella fede profonda o nella profonda paranoia, sembra che quello stato attiri eventi confermativi. La realtà si organizza per abbinare le nostre storie. In un certo senso, questa è una cospirazione, ma non quella perpetrata dall’umanità. Potrebbe essere una terza verità che nasconde il mito della cospirazione: la presenza di un’intelligenza organizzativa dietro gli eventi della nostra vita.

Ciò non implica in alcun modo il New Age nostrum secondo cui i pensieri creano realtà. Piuttosto, è che la realtà e la credenza si costruiscono a vicenda, coevolvendosi come un insieme coerente. L’intima e misteriosa connessione tra mito e realtà significa che la credenza non è mai realmente schiava del fatto. Siamo sovrani dei fatti, il che non vuol dire essere il loro creatore. Essere il loro sovrano non significa essere il loro tiranno, mancare di rispetto e dominarli. Il saggio monarca presta attenzione a un soggetto indisciplinato, come un fatto che sfida la narrazione. Forse è semplicemente un piantagrane disturbato, come una semplice bugia, ma forse segnala disarmonia nel regno. Forse il regno non è più legittimo. Forse il mito non è più vero. Potrebbe anche darsi che i violenti attacchi al dissenso sul Covid, usando la macchia della “teoria del complotto”, segnalino l’instabilità dei paradigmi ortodossi che cercano di sostenere.

In tal caso, ciò non significa nemmeno che i paradigmi ortodossi siano tutti sbagliati. Passare da una certezza all’altra salta la terra santa dell’incertezza, del non sapere, dell’umiltà, in cui possono arrivare informazioni autenticamente nuove. Ciò che unisce gli esperti di tutte le persuasioni è la loro certezza. Chi è degno di fiducia? Alla fine, è la persona con l’umiltà a riconoscere quando ha sbagliato.

A coloro che respingono categoricamente qualsiasi informazione che mette seriamente in discussione la medicina convenzionale, le politiche di blocco, i vaccini, ecc…, chiederei: hai bisogno di muri così alti intorno al tuo regno? Invece di bandire questi soggetti indisciplinati, sarebbe male dare loro un pubblico? Sarebbe così pericoloso visitare un altro regno, guidato non dal tuo fedele ministro ma dai partigiani più intelligenti e accoglienti dell’altra parte? Se non hai interesse a usare il tempo per comprendere le seguenti opinioni dissenzienti, va bene. Preferirei essere anche io nel mio giardino. Ma se sei un partigiano di questi argomenti, che male ti farà visitare il territorio nemico? Normalmente i partigiani non lo fanno. Si basano sui rapporti dei propri leader sul nemico. Se sanno qualcosa delle opinioni di Robert F. Kennedy Jr. o Judy Mikovitz, è attraverso l’obiettivo di qualcuno che le sta sintetizzando. Quindi ascolta Kennedy, o se preferisci solo MD, David Katz, Zach Bush o Christiane Northrup,

Vorrei offrire lo stesso invito a coloro che rifiutano la visione convenzionale. Trova i medici e gli scienziati mainstream più scrupolosi che puoi e tuffati nel loro mondo. Prendi l’atteggiamento di un ospite rispettoso, non di una spia ostile. Se lo fai, ti garantisco che incontrerai punti che sfidano qualsiasi narrativa con cui sei entrato. Lo splendore della virologia convenzionale, le meraviglie della chimica che hanno scoperto generazioni di scienziati, l’intelligenza e la sincerità della maggior parte di questi scienziati e il genuino altruismo degli operatori sanitari in prima linea che non hanno conflitti politici o finanziari di interesse che li ponga a rischio, deve far parte di qualsiasi narrativa soddisfacente.

Dopo due mesi di ricerca ossessiva di una narrazione non ne ho ancora trovato una soddisfacente in grado di spiegare ogni punto. Ciò non significa non agire perché, dopo tutto, la conoscenza non è mai certa. Ma nel vortice di narrazioni concorrenti e nelle mitologie disgiunte sottostanti, possiamo cercare azioni che abbiano senso, indipendentemente da quale parte sia giusta. Possiamo cercare verità che il fumo e il clamore della battaglia nascondono. Possiamo mettere in discussione le ipotesi che entrambe le parti danno per scontate e porre domande che nessuna delle due parti sta ponendo. Non identificarsi con nessuna delle due parti ci consente di raccogliere conoscenze da entrambi. Generalizzando la società, portando tutte le voci, comprese quelle emarginate, possiamo costruire un consenso sociale più ampio e iniziare a curare la polarizzazione che sta scatenando e paralizzando la nostra società. (Traduzione di Nicola Cirillo)

Annunci di lavoro trasparenti

È da un po’ di tempo che ci penso. In attesa che si creino i presupposti per per mettere in piedi il reddito di cittadinanza credo che ci sia un modo poco costoso e molto rapido per incidere significativamente sul mercato del lavoro: la regolamentazione degli annunci di lavoro.

I portali di annunci di lavoro si sono moltiplicati negli ultimi anni e quotidianamente si affidano a un marketing sempre più aggressivo che pubblicizza “posti di lavoro” come fossero beni da acquistare su larga scala, ma che spesso  – come mi è stato riferito da tanti amici – si rivelano solo come annunci “civetta”. Io stesso, anni fa, rispondendo a un annuncio di un portale “credibile”, mi sono recato a fare un colloquio in un’altra città (100 euro di treno) per poi scoprire che il ruolo di “Responsabile degli eventi dell’Istituto culturale” per il quale mi ero candidato avrei potuto ricoprirlo lo stesso giorno del colloquio facendo da steward a una cerimonia organizzata dall’Istituto per quell’esatto giorno. Con me c’erano altri 5 candidati. Tutti “assunti”. Tutti “Responsabili degli eventi”. E tutti steward per quel giorno, senza alcun contratto. Chi garantisce che i contenuti dei portali di ricerca di lavoro siano autentici e trasparenti? Esiste un organo di controllo? Quali sono gli strumenti che ha un giovane disoccupato per distinguere un annuncio vero da una truffa o da una pubblicità (ingannevole)?

Se il lavoro è soggetto alle regole del mercato perché non obbligare a precisare – per ciascun annuncio – il tipo di contratto e la remunerazione offerta? Perché non controllare, poi, che effettivamente quel posto di lavoro offerto corrisponda a un posto di lavoro assegnato con il rispetto delle condizioni offerte (ad esempio introducendo un id unico per annuncio)?

Dunque:

  • centralizzazione dell’elenco degli annunci di lavoro con l’istituzione di un id per annuncio
  • formato degli annunci che comprenda ruolo chiaro, contratto offerto e range di stipendio

 

Chi difenderà i nostri figli dall’ignoranza?

Rientrando dalla manifestazione del Colosseo FERMIAMO LA STRAGE SUBITO, sulla metro ho incontrato decine di coppie con passeggini doppi e tripli (non esagero). Tutta gente gentile, uomini più giovani di me, ma già stempiati o fuori forma, oppure atletici, ma ammansiti da polo color pesca e da donne sciatte o vintage avvinghiate al loro braccio. Sì, donne un po’ “all’antica”, senza trucco e con occhiali dorati, gonne lunghe e orecchini di corallo. In braccio un bambino, un altro al fianco e un altro nel passeggino. Gente cordiale, dicevo, che non vedeva l’ora di sorriderti o farti una gentilezza, come liberarti lo spazio davanti o cederti il posto. Erano partecipanti di quell’altra manifestazione che c’era stata a San Giovanni, intitolata “Difendiamo i nostri figli” (sottinteso, “dalla legge che introduce l’educazione di genere nelle scuole”). Raccolti in massa da una campagna truffaldina, che paventava l’introduzione dell’educazione alla mastrubazione all’età di 4 anni e giochi erotici in classe, protestavano anche contro il ddl Cirinnà sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso.
11050633_10153608509067985_8896533582518515372_nDavanti a questi Ned Flanders dell’Anagnina, che avranno frequentato un liceo come il mio, che avranno studiato a un’Università come la mia, e che poi sul loro percorso avranno trovato un neocatecumenale che li ha introdotti al dogma, non mi sono arrabbiato, mi sono intenerito. Ho provato tenerezza per quei bambini sfortunati tra le loro braccia, costretti a vivere e crescere nell’ignoranza. Ero stanco per arrabbiarmi. Mi sono guardato intorno in cerca di un un uomo complice da baciare lì, in pubblico, per destabilizzare quell’equilibrio di sorrisi, ma non ho colto nessun segnale che potesse assecondare quella follia. Poi sono sceso a Subaugusta.
Queste centinaia di migliaia di persone sono state raggirate da politici e ecclesiastici che speculano sulla vita delle persone e non temono di dichiarare il falso (come hanno fatto) pur di pesare (e far pesare) la loro forza sociale.

Mentre al Colosseo manifestavamo (in pochi) per la dignità di ogni essere umano, a San Giovanni si celebrava l’ignoranza colpevole, che ha già ferito e continuerà a ferire milioni di giovani cuori.

Disegno di Mauro Biani

La retorica antigrillina specchio del grillismo

Non so se trovo più detestabile la retorica razzista grillina o quella antigrillina della sinistra. Anzi lo so benissimo, perché per quanto mi ferisca profondamente ogni offesa che venga rivolta a ogni essere umano (come il tweet incriminato di Beppe Grillo) credo che l’uso che se ne faccia da parte degli antigrillini sia anche peggio, per due motivi.

Il primo, il più evidente, è che esattamente come Grillo specula sulla vita di persone senza colpa (i clandestini) per accaparrarsi qualche punto percentuale nelle prossime elezioni, i politici (o aspiranti politici) della sinistra non ci pensano due volte a fare altrettanto, usando come pretesto proprio il tweet di Grillo. Le bacheche di Facebook di questi politici (o aspiranti politici) sono piene di indignazione, a volte anche un po’ compiaciuta, per il fatto che sì, Grillo si è dimostrato quale realmente è: un razzista. Avevamo bisogno di conferme? Sappiamo come la pensa Grillo e sappiamo anche di decine di amministratori pentastellati che ogni giorno lavorano per un’accoglienza più giusta e dignitosa per i migranti. Ma su questi argomenti non si deve fare speculazione elettorale, né da una parte, né dall’altra.

Ma la retorica antigrillna è peggiore del grillismo anche per un altro motivo, ovvero perché fa il gioco di Beppe Grillo: il comico/politico ha avuto un’espressione razzista ingiustificabile e sappiamo che il suo scopo è quello di compiacere il crescente sentimento xenofobo degli italiani (e dei romani). Condividere il suo tweet su tutti social network possibili non fa altro che amplificare quel messaggio, paradossalmente anche legittimando in qualche modo il suo contenuto. Per la sinistra sarebbe stato meglio usare la stessa energia e gli stessi soldi (ahimè, ho visto anche qualche post di indignazione “sponsorizzato”) per parlare di TTIP, del pericolo idrogeologico, del fracking o delle recenti orribili riforme governative che andrebbero avversate. Magari – in mancanza di preparazione al riguardo – anche copiando i testi dal blog di Beppe Grillo (no, non scrive di scie chimiche o di veganesimo, ma di temi politici ampiamente condivisi). Oppure, ancora meglio, avrebbe dovuto sfidarlo sul tema dell’etica in politica, che è l’unico argomento veramente discriminante di ogni campagna elettorale recente, l’unico tema capace di spostare – oggi – il voto degli elettori.

La sinistra che non sa andare oltre l’ideologia

Se i miei amici di sinistra utilizzassero la stessa energia che impiegano per monitorare gli errori (presunti) del M5S per interpretare, invece, il sentimento degli elettori, oggi avremmo una sinistra del 20% e Renzi e Grillo sarebbero disinnescati. Da tempo spreco il mio tempo nelle assemblee politiche per cercare di affermare la mia opinione sul fatto che destra e sinistra, pur non essendo categorie “superate”, dovrebbero essere accantonate per un po’, per il tempo necessario a che istanze pre-politiche (come l’etica e l’ecologia) riescano a trovare spazio e compimento. Cosa vuol dire? Vuol dire che bisogna guadagnarsi la fiducia dell’elettorato prima di proporre una risposta politica ai problemi del lavoro, della sanità, della scuola, dei diritti civili. E la fiducia si riacquista anche attraverso fatti concreti (come la lotta ai privilegi della classe politica e alla corruzione, bollata come “demagogia” da chi detiene il potere in Italia, ma che in Spagna, ad esempio, ha contribuito all’affermazione di Podemos) e attraverso scelte così alte da non essere appannaggio di singoli partiti. E’ evidente a che oggi i cittadini siano molto più sensibilizzati da temi pre-politici o temi cosiddetti “trasversali”, che appartengono (o dovrebbero appartenere) a tutti, anche perché dei temi politici, in questi anni, si è fatto un uso strumentale e propagandistico (o almeno questa è la forte percezione).

In Toscana, alle ultime elezioni regionali, il 52 % degli elettori è rimasto a casa. non politicaNon sappiamo nulla della loro posizione razzista o antirazzista, non sappiamo se sono per un’economia pubblica o privata, se sono pacifisti o guerrafondai, non sappiamo, insomma, se sono di destra o di sinistra; di loro sappiamo solo una cosa: che non si fidano nè della destra, nè della sinistra. Ed è un fatto piuttosto nuovo in questa Regione, che si è sempre distinta per l’alto senso civico dei suoi abitanti. Eppure sono anni che gli elettori, prima di chiedere soluzioni rispetto ai problemi, chiedono garanzie di credibilità ai politici, perché una classe politica non credibile, non è nè di destra nè di sinistra, è un’aristocrazia che usa temi politici per mantenere il potere. L’etica è un tema pre-politico in questo senso, e il più grande errore del sistema dei partiti è quello di ridurlo al dibattito “anticasta” (o peggio “antikasta” per aggiungere dell’inutile ironia alla retorica pentastellata).
Per questo mi ha molto colpito la svolta dei 5 stelle in Alto Adige: a Laives i consiglieri del Movimento 5 stelle hanno deciso di appoggiare una giunta di centrodestra retta dal sindaco Christian Bianchi. Il sindaco ha accettato un programma in 14 punti chiesti dai due consiglieri cinquestelle, che comprende la riduzione delle indennità del 20 per cento, la fine delle consulenze esterne, nuove piste ciclabili, colonnine per la ricarica di auto elettriche, stop all’ampliamento del vicino aeroporto di Bolzano, l’informatizzazione del comune e l’introduzione del baratto amministrativo (pagamento di debiti con il Comune attraverso il lavoro)”.
Etica (la riduzione delle indennità del 20 per cento, la fine delle consulenze esterne) e ecologia (nuove piste ciclabili, colonnine per la ricarica di auto elettriche, stop all’ampliamento del vicino aeroporto di Bolzano), un tema pre-politico e un tema trasversale, sono il fondamento di un’alleanza che mette in secondo piano le appartenenze politiche. Questo vale per i consiglieri del M5S, certo, ma anche per i consiglieri di centro destra, che vedono ridimensionate le istanze ideologiche su cui hanno basato la loro campagna elettorale.
bimbi-destra-sinistraCerto prima o poi in Consiglio si dovranno votare anche temi politici: il Comune dovrà avere una posizione sull’immigrazione, dovrà gestire mense scolastiche con qualche criterio politico, dovrà applicare tributi con un criterio politico. Ma questi “criteri politici” che si fondano su un patrimonio di valori sicuramente diverso tra destra e sinistra, sono secondari oggi, non solo per i cinque stelle, ma anche per la maggioranza degli elettori (e non elettori). “Siamo nati per superare le ideologie e puntare ai risultati – dice il consigliere Riccardo Fraccaro su Facebook – per approvare i provvedimenti che servono ai cittadini e non le leggi che fanno comodo ai partiti. Abbiamo sempre chiesto un consenso trasversale alle forze politiche rispetto ai nostri obiettivi e non ci siamo mai tirati indietro quando si è trattato di votare provvedimenti di buon senso”. Così a Laives i pentastellati voteranno la fiducia al sindaco che hanno avversato, ma promettono di togliergliela se non manterrà gli impegni.
Nel frattempo giovani e meno giovani attivisti della sinistra si indignano sul web per le contraddizioni del Movimento di Grillo, che si allea con la destra. E invece afferma proprio il suo principio anti-ideologico, mentre la sinistra – tra livori e retorica – continua a usare temi ideologici solo per alimentare dibattiti, garantirsi rendite di posizione, identificarsi e fare comunità. Peccato che sia una comunità sempre più ristretta.

 

 

Amici criminali

10846427_10153087358377985_3567342855306274151_nTre giorni a casa dei miei tra tenerezze, ospedali, cibo misurato, camino e televisione. Credo che il male più grande che posssiamo fare ai nostri vecchietti sia quello di abbandonarli davanti a un televisore. Non so se avete visto cosa passa dal tubo catodico. Principalmente cronaca: quella rosa, che riguarda vip sconosciuti, e la nera che riguarda sconosciuti improvvisamente diventati vip. Sara, Loris, Michele, Yara e tanti altri sono tutti personaggi di un’unica narrazione morbosa, ambientata in paesi sconosciuti o in periferie popolate di villette di cemento con grate alle finestre. Una narrazione che inchioda davanti allo schermo milioni di pensionati e casalinghe, con la ripetizione ossessiva dei dettagli delle vittime e dei presunti colpevoli: magliette, libri, macchine, strade percorse, frequentazioni, analisi psicologiche dei post su facebook, commenti dei vicini e dei familiari. Dai programmi del mattino, ai telegiornali, fino agli approfondimenti di programmi come “La vita in diretta” o “Chi l’ha visto”, la TV pubblica finge di fare informazione e invece fa pornografia. Eccita istinti primordiali, alimenta la diffidenza tra vicini di casa, predispone gli animi al pregiudizio, alleva menti investigative e vendicative. Per fare questo non è necessario avere grandi competenze e capacità, e infatti sono arruolati giornalisti improvvisati, inviati impreparati, con dizioni improbabili e un italiano sofferente. La forma non conta, conta il contenuto. E se la televisione crea i contenuti, il web è abilissimo a diffonderli. Internet dà l’opportunità di essere attivi nella ricerca del video, della foto, della dichiarazione rilasciata, e per questo il comportamento dei navigatori integra anche delle aggravanti. Consente analisi del fenomeno condivise, ma sempre inevitabilmente sommarie, perché lo streaming di twitter e di facebook è velocissimo, tanto più veloce quanti più sono gli “amici” connessi; non fa riflettere, fa solo indignare.  Un “navigatore” non ha la possibilità materiale di entrare nella complessità della vicenda, delle storie, dei vissuti. Così i social network si alimenato di (pre)giudizi, applausi, accuse, conclusioni, linciaggi mediatici.

L’omicidio è un crimine, il maltrattamento è un crimine, ma è un crimine anche far diventare di interesse collettivo storie che sarebbero private, terribili e dolorose. E’ un crimine speculare sulla sofferenza. E’ un crimine anche gridare al “mostro”, accusare senza conoscere, rilasciare giudizi non richiesti, farsi complici di pubblici linciaggi. Chi ci guarderà da tutti questi criminali?

Disegno di Mauro Biani

 

Politiche sull’immigrazione: invertiamo la rotta

La racconto perché è una notizia che difficilmente supera i confini della cronaca locale, eppure è tristemente importante: Raphael, un ragazzo nigeriano di appena 18 anni era a una festa con amici, come è giusto che sia. Ma non era in regola col permesso di soggiorno, perché arrivando via mare aveva ricevuto un foglio di respingimento. Per questo, quando la polizia ha fatto irruzione nell’appartamento (per una segnalazione di schiamazzi notturni) è scappato dalla finestra, si è aggrappato a un canale, è risalito fino alla grondaia, ma è scivolato, schiantandosi sul cemento. E’ accaduto a Firenze, ieri sera.

Lo racconto perché forse non è chiaro a tutti che ci sono esseri umani, nostri fratelli e sorelle, che vivono accanto a noi da perseguitati, pur non avendo commesso alcun reato. Quella di Raphael è una storia triste come quella degli oltre 600 morti nel mediterraneo negli ultimi 3 giorni, ma aggiunge un particolare terribile: il dramma di uomini e donne che fuggono dalla miseria, dalla povertà e dalla guerra non termina quando approdano sulle nostre coste, perché la nostra legislazione è crudele quanto uno scafista senza scrupoli, se incombe come un incubo su persone oneste.

E’ arrivato sicuramente il tempo di “invertire la rotta“. Si deve passare a una politica dell’accoglienza. In Italia ci sono interi paesi spopolati, paesaggi della desolazione.  Sono soprattutto al Sud, ma non solo. Sono paesi interni, per lo più appenninici o mal connessi con la “modernità”. E ci sono migliaia di case vuote, fuori dal mercato, terreni incolti, scuole ridotte a classi di una sola sezione, negozi che faticano a restare aperti.  Se i soldi spesi per tutte le politiche sull’immigrazione venissero indirizzati all’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo, ripopolando questi paesi, riusciremmo a trarne anche un vantaggio economico e sociale. I comuni di Caulonia e Riace hanno già sperimentato con successo questo modello. Perché non promuoverlo?

Caro Renzi, l’Italia va disincagliata dalle secche della crisi

Articolo di Salvatore Settis, 13 agosto 2014 – La Repubblica

Caro presidente del Consiglio Matteo Renzi,
Le scrivo, come è diritto di ogni cittadino, per porLe una domanda: la riforma della Costituzione su cui il governo punta le sue carte servirà a disincagliare l’Italia dalle secche di questa lunga stagnazione?

Lei certo sa, Signor Presidente, che l’Italia si distingue per alcuni primati poco invidiabili. Secondo dati Ocse richiamati dalla Corte dei Conti, siamo al terzo posto al mondo per evasione fiscale (preceduti solo da Turchia e Messico), e Confcommercio stima in 154,4 miliardi di euro le tasse non pagate nel solo 2012. Secondo Transparency International, l’Italia è uno dei Paesi più corrotti d’Europa (con Romania, Grecia e Bulgaria), peggio di Namibia e Ruanda, con perdite annue di 60 miliardi. Secondo il World Freedom Index l’Italia è terzultima in Europa per libertà di stampa, stando in classifica fra Haiti e BurkinaFaso. Intanto, a fronte di un consumo di suolo medio in Europa del 2,8%, l’Italia raggiunge un devastante 6,9%, pur con incremento demografico zero (dati Ispra). La disoccupazione giovanile è balzata al 43,3%, contro il 7,9% della Germania, e la media europea del 22,5% (dati Eurostat).

Secondo il Dipartimento per lo Sviluppo di Palazzo Chigi l’Italia è ultima in Europa per investimenti in cultura, con una contrazione della spesa doppia che in Grecia. Una riforma universitaria pessima e gestita ancor peggio mette in ginocchio la ricerca e riduce il merito a un optional spesso superfluo. Centinaia di imprese italiane chiudono i battenti o vengono assorbite da aziende cinesi, sudamericane, mediorientali. Come una valanga, continua la “fuga dei cervelli”: decine di migliaia di giovani formatisi in Italia portano in altri Paesi i loro talenti, vanificando l’alto investimento che il Paese ha fatto su di loro (nel 2013, quasi 44.000 italiani hanno chiesto di lavorare nella sola Gran Bretagna). Mentre cresce la disuguaglianza sociale, si radica la sfiducia dei cittadini nella politica, come ha mostrato il forte astensionismo nelle Europee, con un 41,32% di non votanti a cui va aggiunto l’8,31% di schede bianche, nulle o disperse. In questo contesto, come Lei sa bene, Signor Presidente, il buon risultato percentuale del Suo partito vale più o meno la metà di quel che sembra.

A fronte di questi problemi, l’azione del Suo governo si concentra su questioni di ingegneria istituzionale, come se ridurre di numero i senatori (ma non i deputati), o evitarne l’elezione popolare, possa salvare l’economia italiana. Secondo Mario Draghi, l’Italia ha bisogno di «riforme strutturali sui mercati dei prodotti e del lavoro», ma in Italia si produce sempre meno e si lavora sempre meno. L’Italia deve ridurre la pressione fiscale: con un reddito annuo di 28 mila euro, un italiano paga il 27% di imposte, un americano il 15%; a un reddito di 75 mila euro corrisponde un’imposta del 28% in Usa, del 43% in Italia. Questa enorme differenza dipende dalla rarità dell’evasione fiscale in Usa (dove è severamente punita), mentre i nostri governi di ogni colore (anche il Suo) fanno ben poco per combatterla.

Lei ha cercato invano, Signor Presidente, di trasmettere il Suo ottimismo: le Sue previsioni di crescita del Pil si sono rivelate fallaci, e il calo dello 0,2% nell’ultimo trimestre, contro un ,2% della Gran Bretagna e un ,1% medio dell’area euro, lascia poco spazio alla retorica. Cresce intanto il debito pubblico, che nel 2013 ha raggiunto il 132,6% sul Pil, e falliscono uno dopo l’altro i tentativi di spending review.

La stagnazione è ormai recessione, nasconderlo è un boomerang per chi lo fa. Corruzione, evasione fiscale, disoccupazione e altri problemi italiani sono ben noti ai nostri partner in Europa e nel mondo: se non si affrontano subito, il governo perde credibilità e accredita l’ipotesi che cambiare la Costituzione sia una tecnica dilatoria per non sfidare le urgenze.
Le chiedo allora, Signor Presidente: in qual modo una nuova Costituzione contribuirà a diminuire il debito pubblico, a trovar lavoro ai giovani, a frenare l’emorragia dei talenti, ad arrestare corruzione ed evasione fiscale, a rilanciare formazione e ricerca, a incentivare le imprese, l’economia e la cultura, a tutelare il paesaggio, l’ambiente e il patrimonio artistico? Con la nuova legge elettorale s’intende riconquistare alla democrazia i 22 milioni di italiani che non hanno votato, o incentivare l’astensionismo purché un partito ottenga il premio di maggioranza? Vale la pena dilapidare l’eredità della sinistra in un abbraccio mortale con Berlusconi, condannato in via definitiva ed espulso dal Senato, mediante un patto i cui contenuti precisi non vengono resi pubblici?

Le riforme avviate hanno lo scopo di rafforzare l’esecutivo, ma secondo Transparency International una delle cause della crisi italiana è che già oggi «il potere legislativo dipende troppo dal potere esecutivo, che governa senza la debita assunzione di responsabilità». È proprio opportuno accrescere ancora il ruolo dell’esecutivo?

La riforma apporta alla Costituzione mutamenti radicali. Anch’io, come molti cittadini, ritengo improprio che tali proposte siano nate dal governo e non dal Parlamento, e che vengano approvate da senatori e deputati nominati secondo una legge elettorale incostituzionale. Ma la domanda è ora un’altra: se mai quel testo entrasse in vigore tal quale, come e in che cosa la recessione del Paese ne verrebbe corretta? E se invece il testo facesse per mesi e mesi la spola fra Camera e Senato assorbendo tempo ed energie, non sarebbe un dirottamento rispetto ai problemi reali del Paese?

Non crede che il Suo governo acquisterebbe prestigio e credibilità se mostrasse nei fatti di ricordarsi dei diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione e dimenticati dalla politica con la scusa della crisi? Non sono diritti secondari: sono il diritto al lavoro per tutti i cittadini (art. 4), la funzione sociale della proprietà (art. 42), la pari dignità sociale dei cittadini e la loro eguaglianza (art. 3), la garanzia per tutti di «un’esistenza libera e dignitosa» (art. 36), il diritto alla cultura (artt. 9, 21, 33), il diritto alla salute (art. 32). Sono diritti ignorati o taglieggiati in nome della crisi economica. In che modo la Costituzione che Lei ha in mente intende farli risorgere dalle ceneri?

New social network platform. Social indeed!

RedMatrix è un super network costituito da un grande numero di siti indipendenti e autonomi che si sono connessi in una piattaforma di pubblicazione e condivisione dei contenuti.  E’ composto da una webapp open source che fornisce un sistema decentrato di pubblicazione, condivisione e comunicazione multiutente, noto come “hub”. Ogni hub mette a disposizione dei suoi membri funzioni di comunicazione (posta, chat, blogging, forums e social networking) anche attraverso la gestione di media  (foto, events, files, pagine web, apps). Tutto in un’unica piattaforma ricca di funzionalità.

The RedMatrix is a super network created from a huge number of smaller independent and autonomous websites – which are linked together into a cooperative publishing and social platform. It consists of an open source webapp providing a complete multi-user decentralised publishing, sharing, and communications system – known as a “hub”. Each hub provides communications (private messaging, chat, blogging, forums, and social networking), along with media management (photos, events, files, web pages, shareable apps) for its members; all in a feature-rich platform.

Red Matrix – sottotitoli italiano from Pynolo on Vimeo.

Enzo Jannacci – Come gli aeroplani

Oh eccone un altro che fa schifo
e gli fan comandare una rete televisiva
e lo fa da prepotente come te che sei arrogante
e se rispondi lo fai sempre malvagiamente,
sgarbatamente perchè in tasca hai la pistola
ma al posto del cervello hai solo merda
hai solo merda che non puzza nemmeno curiosamente

Susanna Parigi – Apnea

La forza di “Apnea”, il nuovo lavoro discografico di Susanna Parigi, è senza dubbio nell’ironia, che non è quel sarcasmo stucchevole di cui abbondano gli streaming di facebook e twitter, e che ha il solo effetto di normalizzare drammi sociali, crimini umani e nefandezze politiche, sottraendoli al giudizio critico. No, l’ironia di Susanna Parigi – reduce, tra l’altro, da una convincente rilettura del repertorio di Enzo Jannacci – assume il registro dell’invettiva e, forse non è un caso, il suo principale obiettivo è l’essere umano nella sua manifestazione terribilmente contemporanea di homo technologicus…. continua

Facebook

“Questi bollettini della solitudine che compulsivamente diramiamo, queste gazzette della vanità, questi autopompini d’ ironia, questo gossip di noi stessi, queste barocche seghe virtuali, questa manutenzione dell’ audience, nel condominio di Facebook” (Simone Falconi)

Cartolina di Franco Arminio

Per ora avete deciso di non farla la rivoluzione. Pensate sia faticosa, pensate sia più facile diluire il giorno nel bere. Forse è il caso di avvisarvi che nessun giorno è difficile come quello in cui non accade niente, non c’è speranza in niente. E sarebbe un bel momento se in un giorno di questa estate indolente arrivasse da voi un segnale di fervore che nessuno può immaginare. Adesso leggere o accarezzarsi non sono di moda come bere, ma forse ubriacarsi d’amore e di poesia è l’unica risposta possibile alla miseria spirituale che vi sta bruciando le ali. Il mondo non è mai stato un sogno e per questo i ragazzi ne hanno sempre sognato un altro, anche quando non lo sapevano. Ora è la prima volta che il mondo è pieno di ragazzi senza sogni. E l’oscenità non è baciarsi in luogo pubblico, ma stare davanti a un pubblico locale con un bicchiere in mano. Questa è l’epoca dell’autismo corale e dello sfinimento, ma non è l’ultima epoca, ne verranno altre anche peggiori. Abbiate cura, cari ragazzi italiani, di consegnarvi all’utopia di lottare con gioia, di credere con tutte le forze alla fragilità della poesia.
Franco Arminio, 3 agosto 2014, (pubblicata su il fatto quotidiano)

Criminali, ma umani

Da un po’ di tempo circola una storia sul web. Magari è una bufala, non so, oppure è autentica. Di sicuro è plausibile, e oggi ci ho pensato molto leggendo i titoli dei giornali relativi al nuovo “mostro”, alla “bestia” di Firenze. Secondo questa storia “c’è una tribù africana che quando qualcuno fa qualcosa di sbagliato viene preso e messo nel centro del villaggio, quindi arriva tutta la tribù e lo circonda. Per due giorni ciascuno gli ricorda tutte le cose buone che ha fatto nella vita.
Questa tribù crede fortemente che ogni essere umano sia un bene, che ognuno sia desideroso di amore, pace, sicurezza, felicità. Eppure a volte, nel perseguimento di queste aspirazioni chiunque può commettere degli errori. La comunità vede quegli errori come un grido di aiuto. Per questo tutti i membri della comunità si riuniscono per aiutare chi ha commesso gli errori e per ricollegarlo con la sua vera natura, fino a quando non ricorda pienamente la verità dalla quale era stato temporaneamente disconnesso.”
In questi giorni a Firenze sono venute alla luce delle atrocità commesse da un uomo. Si tratta di crimini raccapriccianti e non si può non solidarizzare con le vittime, che purtroppo sono tante, dalle ragazze barbaramente seviziate, fino ai familiari stessi dell’uomo. Però ogni carnefice è un essere umano, ferito o malato o “disconesso” dalla sua vera natura. Sicuramente un infelice. Come diceva il mio maestro Valentino Salvoldi non esiste un criminale, ma un sogno che non è volato, un amore che non è stato donato. E mi stupisce e mi rattrista che per le Istituzioni e per i mass media di questo Paese un uomo – per quanto atroci possano essere stati i suoi reati – possa essere privato dalla sua dignità di essere umano.

Temi Grillo? Prova a ridurre le indennità dei parlamentari

Pensiero della sera: disinnescare Grillo col buonsenso invece che con le strategie
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non politicaTutto questo dovrebbe servire a impedire il pericolo grillesco, visto che non esiste una legge elettorale che riesca a non farlo vincere (a meno che la legge non dica “chi vince, perde”). Giusto?
Che poi, invece, amici del PD e di SEL, caro Matteo Renzi, caro Nichi Vendola, per disinnescare Grillo basta davvero pochissimo. Ad esempio una proposta (da approvare poi in Parlamento, eh! non fate scherzi) che riduca del 50% le indennità dei parlamentari (che porti, cioè, da 18.000 euro al mese netti a 9.000 euro al mese netti le indennità di un senatore e a poco meno quelle di un deputato). Una cosa del genere vi fa recuperare immediatamente un 12% di elettori e lo sottrae al M5S. Volete scommettere?
Allora amici e amiche di Facebook io vi propongo questa cosa: molti di noi hanno amici o conoscenti eletti in Parlamento, tra tutte le forze politiche. Proviamo a chiedergli se sono d’accordo con la proposta che ho appena descritto, anche con un post su facebook. Poi raccogliamo le loro risposte. Alcuni di loro, lo so già, faranno una supercazzola sul fatto che destinano una quota al Partito (scritto con la P maiuscola eh)… per fare che ancora non è chiaro, visto che – se fosse davvero regolamentata tale forma di finanziamento – potrebbe addirittura essere illegale (ma questo è un altro capitolo). Insomma la questione è chiara: sollecitiamo i nostri parlamentari sul tema, raccogliamo la loro opinione e se non sono in grado di capire che la moralizzazione della politica è un presupposto fondamentale a cui più di dieci milioni di cittadini non sono disposti a rinunciare, scriviamola noi una petizione. Se l’idea vi piace condividetela tra i vostri contatti. Non ridurre il numero de iparlamentari,ma dimezzare il loro stipendio. Cominciamo a raccogliere le opinioni, sollecitiamoli a automoralizzarsi. La democrazia e la politica hanno un costo che sosterremmo volentieri se producesse una buona amministrazione dello Stato e degli Enti, la salvaguardia dei nostri diritti, la conquista di nuove libertà. Ciò che va eliminata è soltanto l’idea che fare politica sia un privilegio riservato a pochi e non una responsabilità affidata a molti.