“Grazie alla globalizzazione capitalista – mi dice un collega universitario – possiamo scegliere tra la mela gialla, quella verde e quella rossa, e grazie alla concorrenza e alle economie di scala – che consentono di abbattere i prezzi – la pagheremo anche molto meno! In un mercato asfittico, come quello socialista, tutti avrebbero solo la mela gialla e sarebbe anche più costosa”.
Chissà perché questo ragionamento mi è tornato in mente davanti alla foto della mozzarella blu che di recente una nonna di Rivoli ha acquistato in un hard discount.
La signora, in effetti, avrà selezionato tra tanti tipi di mozzarella. Ha scelto quella che costava 66 centesimi, di origine ignota. All’apertura della busta uno strano processo di ossidazione ha trasformato la mozzarella in una palla azzurra. Quella signora, giustamente parsimoniosa ha scartato la superficie più colorata della mozzarella, riuscendo preservarne una parte… e l’ha mangiata. Si è sentita male, ed è scattata la denuncia ai NAS e il successivo sequestro di 70.000 mozzarelle. Rabbrividiamo al pensiero che se quella sofisticazione alimentare avesse prodotto sostanze tossiche sì, ma bianche, nessuno se ne sarebbe accorto.
Quanto costa una mozzarella prodotta in Germania e che al pubblico viene venduta a 66 centesimi? Se togliamo il margine del discount, quello del produttore, i costi di trasporto transnazionali, quelli di imballaggio e di conservazione, è facile intuire che quella mozzarella ha un costo unitario di pochissimi centesimi. Insufficienti all’acquisto marginale di latte, caglio, sale, all’ammortamento unitario dei macchinari che servono per produrla, all’energia necessaria per conservarla, alla retribuzione marginale dei lavoratori che seguono il processo di produzione, al profitto dell’imprenditore e del distributore. Quindi una o più di queste variabili deve subire un’alterazione.
La signora di Rivoli, dunque, ha potuto confrontare prodotti sani con un prodotto alterato e tossico, ma estremamente conveniente. E forse non ha potuto scegliere. Persino quando l’ha scartato e ha assistito alla trasformazione di quel prodotto, non ha avuto la libertà di scegliere se buttarlo o mangiarlo e ha optato per la seconda ipotesi. La mancanza di “scelta”, forse, non è una semplice supposizione: questo caso, infatti, è la fotografia più eloquente a margine dei dati relativi alla “spesa per consumi delle famiglie residenti in Italia” appena pubblicati dall’Istat. Secondo il rapporto i consumi delle famiglie italiane sono diminuiti del 1,7% nel 2009.
È la prima volta che accade negli ultimi dieci anni. Una conferma oggi arriva anche dalla Confcommercio, il cui indicatore dei consumi è sceso a maggio dell’1,1 per cento. Ed è proprio la spesa alimentare la locomotiva di questo crollo dei consumi: il 35% delle famiglie italiane ha ridotto la qualità e quantità del cibo acquistato ed è aumentata la percentuale delle famiglie che ricorre all’hard discount per la propria spesa (10.4%). I consumi calano, ma il consumismo viene mantenuto in vita con una sorta di accanimento terapeutico, che si fa gioco della salute dei cittadini e della loro buona fede.
La “libertà di scelta” sembra essere effettiva solo per alcuni, nonostante la varietà dei prodotti, le economie di scala e i processi altamente competitivi. Eppure oggi, secondo i dati Istat, la contrazione della spesa per consumi appare particolarmente evidente anche tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti (mentre la spesa delle classi più povere, che già avevano un vincolo di bilancio molto stringente, è rimasta pressoché immutata).
Ma ci sono altri casi che l’Istat non intercetta. Come quello della signora ben vestita che stamattina al mercato cercava la frutta migliore. Ma non tra i banchi, negoziando col venditore, bensì dietro, tra le cassette e la frutta destinate al macero, cercando verdure ancora mangiabili e frutta non del tutto marcia. Sforzandosi di non dare nell’occhio, “sceglieva” prima che arrivassero altri, senza chiedersi se quella pesca infilata furtivamente nella busta fosse gialla, bianca o nettarina.
Anche sul sito nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà


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