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Affonda la Festa del lavoro

Quando si parla di crisi, oramai, si intende “crisi economica” e  non si analizzano quasi mai le sue cause, ma solo i suoi effetti. È per questo, poi, che inevitabilmente, le misure politiche sono rivolte a contenere i danni, piuttosto che a prevenirli. Meglio tamponare le ferite, parlare di ammortizzatori sociali, discutere per l’estensione della CIG e dimenticarsi del cuore del problema, lasciarlo vivere e moltiplicarsi, tanto poi per le emergenze sociali ci si può sempre affidare a consulenti capaci di contenerle. Ma fino a quando è sostenibile quest’approccio?

Anche l’ultima trovata del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, si presenta come provvedimento “scaccia crisi”: consentire l’apertura delle attività commerciali il giorno del 1 maggio. Per la prima volta dal 1891 la festa dei lavoratori verrà sospesa. Anzi no, mi correggo, successe anche durante il ventennio fascista: Mussolini la abolì per sostituirla con il “Natale di Roma” del 21 aprile.

I diritti dei lavoratori sono una conquista da tutelare e celebrare? Ai neo liberisti sembra non interessare questa domanda, ma nemmeno al giovane amministratore del PD, evidentemente. Anzi propone una deroga a questi stessi diritti: per scacciare la crisi economica occorre soprassedere al diritto alla festività, occorre ribadire che in un anno, a fronte di 364 giorni dedicati al consumo, quella pausa di un giorno è da ritenere inutilmente provocatoria. Il tempo libero non è un diritto, ma un privilegio di chi può comprarlo:  hanno sbagliato tutto i nostri antenati, che hanno dato la vita per guadagnarci un Diritto del lavoro che sancisse la linea di demarcazione tra lavoro e sfruttamento, tra libertà e schiavitù.  Ma cosa ne sapevano loro di “crisi economica”?

Non so bene quali benefici trarranno i miei amici disoccupati dalla sortita di Matteo Renzi, ne quanto incideranno quei 50 euro di guadagno domenicale sul tenore di vita delle commesse con contratto in prova (da mesi) o degli stagisti occupati come responsabili export. Probabilmente nessuno.

Di sicuro la proposta del sindaco di Firenze alimenta una crisi di valori che è senza precedenti. Certo, sappiamo tutti che non si tratta di un socialista, ma da un ex-scout ci saremmo aspettati che rimanesse almeno fedele al motto dei lupetti, che garantiscono sempre di fare “del proprio meglio”.

Pubblicato anche sul sito nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà

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