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“Demercifichiamo i beni comuni”. A lezione da Serge Latouche

“Se lo avessi conosciuto prima di iscrivermi all’Università, probabilmente il mio percorso di studi sarebbe stato del tutto diverso”. Con queste parole Francesco Giunta, preside della Facoltà di Economia dell’Università di Firenze, ha introdotto Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi XI, filosofo, economista, ma soprattutto tra gli avversari più noti dell’occidentalizzazione del pianeta e sostenitore della decrescita conviviale e del localismo.

L’incontro è stato organizzato dai ragazzi della Sinistra universitaria di Firenze, in occasione delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, ma accanto a centinaia di studenti ha visto la partecipazione anche di molti curiosi provenienti da contesti non universitari. Il tema della decrescita gode, evidentemente, di un grande fascino, “ma attenzione – ricorda Latouche – lo slogan ‘decrescita’ possiamo usarlo solo in maniera provocatoria, per indicare la rottura rispetto all’idea dominante della ‘crescita’.

In realtà dovremmo parlare di a-crescita, di un temporaneo arresto dello sviluppo fine a se stesso. La crescita per la crescita, la crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito”. Sulla base di questa e di simile intuizioni Serge Latouche si è fatto promotore di un programma di politica economica “concreto”, anche se “la sua attuazione – come più volte ha ribadito nel corso della lezione – richiede un lungo processo di ‘decolonizzazione’ culturale”.

Il programma si articola in una serie di punti, che per una maggiore efficacia comunicativa vengono sintetizzanti in 10 espressioni che cominciano per ‘R’. Il primo è “Ritrovare un’impronta ecologica sostenibile”: “è necessario – secondo lo studioso francese –ridurre l’impronta ecologica del 75%”. “Se tutti vivessero come gli statunitensi – afferma -avremmo bisogno di 6 pianeti; 3 se tutti vivessimo come gli italiani”. “Eppure negli anni ’60 l’impronta ecologica italiana era sostenibile – continua l’economista – perché se mangiavate una fetta di carne, quella era prodotta totalmente in Italia: la mucca mangiava l’erba di un campo, veniva macellata sul posto, confezionata e consumata.

Oggi una mucca italiana mangia soia prodotta in Brasile, per ottenere la quale sono state spiantate delle foreste. Poi viene macellata nel Nord Italia, confezionata al Sud e poi consumata al Nord o all’Estero”. Per questo bisogna “Rilocalizzare” e “Ridurre i trasporti e imputare le esternalità a chi le produce”. È impensabile che sia l’intera collettività a dover pagare i costi dell’inquinamento prodotti da pochi. Si sofferma a lungo su questi tre punti, perché insieme al quarto punto (Ritornare all’agricoltura contadina) sono il cuore del problema alimentare e economico mondiale.

Ma il programma politico prevede altri passaggi: “Trasformare i guadagni di produttività in riduzione dei tempi di lavoro (e creazione di nuovo impiego)”, “Incentivare la produzione di beni relazionali” (“Pitagora non ha mai brevettato il suo teorema – ricorda il professore”), “Ridurre lo spreco di energia”, “Restingere lo spazio pubblicitario”, “Ri-orientare la ricerca tecnosceintifica” e “Riappropriarsi della moneta”.

L’attuazione di questi punti può avvenire in maniera graduale, attraverso riforme del sistema, “ma – ribadisce Latouche – è necessario uscire dallo ‘spirito capitalista’. È necessario operare un lavoro di riconcettualizzazione: ci sono parole che sono associate a concetti falsi, come la parola “opulenza”. La società dell’opulenza – afferma Latouche – ha tradito la sua promessa, che è quella di condurci alla felicità.

Così come la parola “scarsità”, un’invenzione degli economisti per privatizzare tutto. E invece – ribadisce- occorre demercificare i beni comuni, come i semi, lo sperma, la terra, l’acqua, la conoscenza.” Parole che fanno da contrappunto alla cronaca attuale: mentre la grande crisi europea racconta la fragilità del capitalismo e le sue contraddizioni, Latouche anima un dibattito intellettuale su un modello economico alternativo, che varrebbe la pena di studiare e approfondire.

Anche sul sito nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà

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