Ce la farà questo Governo a varare una manovra finanziaria in grado di riportare l’Italia fuori dalla crisi?
Fino a poco più di un mese fa sembrava che la rapidità di intervento fosse tutto: l’UE ci aveva persino elogiato per la ritrovata capacità di affrontare la situazione disastrata della nostra finanza pubblica in maniera tanto risoluta e responsabile. Poi cos’è successo? Che quella manovra, approvata dal Parlamento – non senza certi malumori da parte delle opposizioni – è stata “migliorata”, ovvero stralciata. In una notte (e non per tutto il mese di Agosto, perché i rappresentanti del Governo erano impegnati in vacanze, meeting, e feste di partito), Lega e PDL hanno cercato di far quadrare i conti in maniera alternativa. Alternativa soprattutto al buon senso e al sentire collettivo. Se la prima bozza della manovra presentava misure inique dal punto di vista sociale, la nuova bozza non solo non porta a casa il risultato in termini finanziari (per gli esperti e la Ragioneria le misure non garantiscono il saldo da 45 miliardi di euro), ma rende evidente la natura prettamente sperequativa delle soluzioni, che garantiscono privilegi agli evasori e infieriscono sui laureati, pensionati e extracomunitari. Ma rende evidente anche l’assoluta malafede dei formulatori: l’auspicata eliminazione delle province e il dimezzamento del numero dei parlamentari, ad esempio, altro non è che un’invenzione demagogica, essendo affidata a future proposte legislative, che difficilmente avranno successo in sede parlamentare. Così pure l’introduzione dell’art. 8 è del tutto avulsa dalle finalità del decreto e sembra inserito solo per indurre elementi di tensione tra sindacati e rappresentanti dell’industria.
Tra le misure proposte, si è parlato molto dell’annullamento della riscattabilità degli anni di laurea e dell’anno del militare a fini pensionistici. Una misura che ha vissuto solo il tempo di far rabbrividire costituzionalisti e contribuenti (tra minacce di contenziosi e dubbi di costituzionalità questa misura, infatti, dovrebbe essere rimossa). Le persone che hanno versato i contributi all’INPS per riscattare quegli anni, infatti, (si parla di decine di migliaia di euro. I miei quattro anni di università, ad esempio, mi sarebbero costati 60.000 euro di contributi), si troverebbero derubati da una manovra, che secondo i vari portavoce del Governo, invece, “non mette le mani nelle tasche degli italiani”. Di sicuro – e intenzionalmente – non le mette nelle tasche dei più ricchi, avendo annullato il contributo di solidarietà (a cui pure molti benestanti avevano accettano di assoggettarsi). Di sicuro – e intenzionalmente – non le mette nelle tasche degli evasori. Eppure fino a qualche giorno fa il Ministro Calderoli ci ha lasciato credere che esistono i modi per individuarli ed esistono gli strumenti per colpirli. Perché, dunque, non è riuscito a dar seguito a queste sue intenzioni?
Anzi, esiste un’altra misura della manovra che è stata trascurata dai media, ma che invece condensa l’insieme dei metodi (inefficaci) e dei principi (iniqui) a cui la stessa è ispirata: l’aumento delle tasse sulle rimesse degli stranieri che non hanno un contratto di lavoro regolare. Le rimesse degli stranieri verso i loro Paesi sono già tassate, tanto che spesso gli stranieri, per evitare di pagare, esportano i propri risparmi affidandoli a canali informali: canali dei familiari, dei conoscenti, corrieri e sistemi di trasferimento non registrati (sistemi che costituiscono vere e proprie mafie). E’ chiaro che uno straniero che abbia un contratto irregolare e che affidi i suoi soldi a questi canali alternativi evade il fisco due volte: la prima volta perché non versa i contributi, la seconda perché non versa l’imposta sulla rimessa. Come agisce allora la soluzione prevista da questa manovra? Invece che individuare e far pagare i datori di lavoro evasori che assumono irregolarmente, tenta di aumentare le tasse sulle rimesse dei lavoratori irregolari, che saranno spinti sempre più a evitare i canali ufficiali di trasmissione di danaro, e quindi a evadere. E’ evidente che questa misura non porterà un centesimo di più nelle casse del Fisco, ma forse accontenterà qualche elettore della Lega poco avveduto, o come sempre male informato. Nel frattempo si rafforza il sospetto che l’intera manovra dovrà essere ulteriormente rivista. Mentre il nostro spread con la Germania sfiora i 300 punti, la disoccupazione giovanile (e non solo) cresce e la nostra economia ristagna, svanisce così anche l’unico pregio che questa finanziaria sembrava portare con sé: la tempestività. Ma per imbastire pasticci contabili, evidentemente, ci vuole più tempo. L’Europa saprà aspettare i tempi dell’armata Brancaleone?


Post a Comment