Sarà l’ingerenza sempre più ingombrante della Chiesa nelle questioni politiche, o lo strascico di emozione che persiste alla morte di nonno Karol, o forse è che siamo diventati così disumani da voler rinvenire una responsabilità fuori di noi, fatto sta che l’ipotesi dell’esistenza di Dio è tema dibattuto sui quotidiani e fra i tavolini all’aperto. Si schierano intellettuali laici e cattolici, atei irremovibili e bigotti accecati.
Ma la fede può essere raccontata, spiegata? Certamente può essere discussa (nel senso che può solo essere messa in discussione dagli stessi fedeli, che possono sempre giustificarsi con un “avevo bevuto troppo”).
“Dio nessuno l’ha mai visto”. E su questo siamo tutti d’accordo. Atei e credenti (ma non i visionari: vi ho già detto di mia zia, che una volta la Madonna l’ha addirittura aiutata a preparare il caffé). Ma al di là di tutte le visioni possibili, chi avrà aggregato la materia del seme e della pianta del caffé? Quale insieme energetico ha formato il pensiero della torrefazione? E della macchinetta napoletana ne vogliamo parlare? Del fuoco lento che serve a sussurrare bollori leggeri, una volta che s’è capito che il caffé vuole uscire! Perché l’attrito degli elementi e la temperatura? E l’amaro di quel succo e il dolce dello zucchero?
Una mia amica dice “è la chimica”, un mio amico ribatte “è la natura”; ma da dove gli elementi? E chi ha scritto le regole? Mi sembra che in questi ragionamenti manchi il motore delle cose, quello che ha scritto il libretto delle istruzioni, le istruzioni stesse, il designer ikea, la logica, l’armonia, la forza, il motore immobile, il logos e tutti quegli altri nomi che hanno attribuito a Dio. E che forse “chimica” e “natura” sono espressioni più politically correct per definire la stessa essenza dei cattolici, dei buddisti e dei musulmani.
Molti confondono l’idea di Dio con la sua rappresentazione. Allora diventa una favola, come la befana o “il grande cocomero”. In realtà “Dio nessuno l’ha mai visto”, ma molti nella vita hanno sperimentato la bellezza delle cose e la “corrispondenza di amorosi sensi”.
Io vivo un po’ come il ragazzo di American beauty che filma la bellezza della busta che danza nel vento, o del morto sul tavolo che gronda sangue. Solo che io non filmo. Ricordo. E proietto. Se ti eserciti a renderti sensibile alla bellezza, forse riesci a vedere almeno una delle facce di Dio. “Tu sei bellezza, tu sei amore“, diceva Francesco rivolgendosi a Dio; “Chi sei? e io chi sono?“, continuava a ripetersi. E poi credo che alla fine la perfetta letizia l’abbia trovata davanti allo specchio rispondendo a entrambe le domande.
E vivo un po’ come Tito, il ladrone che aveva capito tutto, quando vide il sole che dietro le dune andava a violentare altre notti e quando conobbe Cristo, un ragazzo di 33 anni che si lasciava morire per un ideale e perdonando chi faceva del male a lui e alla Terra: nella pietà che non cede neppure al rancore Tito ha conosciuto Dio.
Non so spiegare altrimenti la mia esperienza di Dio; ieri sera sono tornato a casa all’una, ho accordato la chitarra nel silenzio e ho pizzicato le corde nell’accordo di LA4 e poi LA. E mi è sembrato che tutto fosse già così espresso ed evidente da non dovermi spiegare proprio niente. O forse avevo bevuto davvero troppo.
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