Credo che il problema comune alle classi dirigenti del nostro Paese, indipendentemente dal contesto in cui esercitano la loro influenza, sia l’assenza completa di ogni aspirazione morale. Nei partiti politici, e nelle organizzazioni aziendali, nel bar sotto casa, e nel mio ufficio, le persone che contano, che dirigono, che indirizzano in qualche modo le attività sono accomunate da questa incredibile assenza. Ma l’amoralità è un presupposto necessario per poter diventare imprenditori, dirigenti, capi ufficio?
Senza un sogno di bellezza, di giustiza, di pace questi omuncoli guidano imprese, governi, industrie culturali; sono loro che coordinano le persone, indirizzano le attività, decidono delle giornate della moltitudine; sempre loro condizionano l’informazione, creano strati di ignoranza diffusa e fanno regredire l’umanità, forti dell’illusione di un progresso numerabile.
Quando non lavora il mio capo va a sciare o a giocare a burraco. Ultimamente, nella paura dell’inutilità del proprio tempo, ha cominciato a frequentare un corso di cucina giapponese. Eppure in nessuna di queste attività riesce a cogliere un elemento miglioramento personale o sociale. Mi chiedo cosa accadrà quando il corso finirà e i cannoni smetteranno di sparare neve. Si accorgerà di essere morto o esorcizzerà questa paura con un corso da sommelier? Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno, la principale impresa culturale del nostro Paese, ha chiosato un giornalista dicendogli: “il vostro programma non è buono: pensate a fare più ascolti!”. Ma chi lo ha sistemato su quella poltrona? Probabilmente un altro omuncolo senza sogni. Un mio collega rampante è coscientemente circondato da beni di consumo inutili. Ogni sabato va all’Ikea o a un centro commerciale, ma ha un vuoto spaventoso dentro. E si chiede come mai. Forse deve guadagnare di più per riuscire a comprare quel costosissimo riempitivo interiore. Un’ora di straordinario in meno potrebbe bastare, ma non l’ha capito.
Non chiedo agli uomini della nostra classe dirigente di vivere un’utopia come hanno fatto Martin Luther King, San Francesco o Giordano Bruno, ma almeno di preoccuparsi di migliorare quel miliardesimo di particina di mondo che spetta a ciascuno di essi, magari rinunciando ad affermare a tutti i costi i loro valori che sono valori di morte: sarebbe già tanto.
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