E così domani in Puglia si svolgeranno le primarie per scegliere il candidato della sinistra per le prossime elezioni regionali. Nichi Vendola, governatore uscente, dovrà vedersela con il “candidato ufficiale del PD”, Francesco Boccia. L’idea che il PD presenti un “candidato ufficiale”, la dice lunga sul significato che D’Alema e Bersani attribuiscono all’aggettivo democratico. Ma dopo l’inspiegabile strategia autolesionista che hanno messo in piedi in Puglia, per lo meno cercheranno di conservare un simulacro di democrazia. Così l’agnello sacrificale, Francesco Boccia, già battuto alle primarie delle scorse elezioni (proprio da Vendola) conta sull’apparato del PD, mentre Nichi Vendola può contare sulla base di un partito – Sinistra Ecologia e Libertà – che sarà pure “in fieri”, ma è straordinariamente ricca di giovani. Sono i giovani la vera forza di Nichi Vendola, che per loro incarna il sogno di una politica onesta, giusta, trasparente. Per lui, che non ha televisioni, giornali, lobby o poteri editoriali, migliaia di ragazzi hanno messo in piedi una campagna mediatica senza precedenti: armati di telecamere amatoriali ogni giorno riprendono il loro “leader” in set di fortuna, senza scenografie milionarie, senza fondotinta e senza discorsi redazionali. E ogni giorno su youtube vengono caricati “video cartoline” che Nichi indirizza ai suoi elettori e ai suoi colleghi politici. Tutto senza sborsare un euro. E poi il popolo pugliese. Un popolo che è stato coinvolto non dalle trasmissioni televisive e dalle promesse, ma dalla presenza sul territorio del loro governatore, e dai fatti della precedente amministrazione. Per questo trovo profondamente ingiusto l’accostamento Berlusconi-Vendola che – seppure velatamente – oggi Curzio Maltese lascia trapelare dal suo editoriale su La Repubblica. Il consenso che Nichi Vendola è riuscito a guadagnarsi col suo buon governo e con la sua credibilità personale non ha nulla a che vedere col populismo del cavaliere. La sua capacità di comunicare si fa forte del contenuto, oltre che della retorica. Il suo essere poeta gli consente di parlare al cuore delle persone (che conosce benissimo) e non al loro portafogli, per questo i suoi discorsi “commuovono” e non “emozionano”. Non promette di abolire le tasse, di diminuire i ticket per le prestazioni sanitarie, di elargire fondi per lo sviluppo, ma promette di continuare il suo lavoro contro il mercato nero del lavoro, di favorire uno sviluppo basato sulla promozione dell’energia eolica e fotovoltaica, di riportare in mano pubblica i beni e i servizi pubblici, di favorire il ritorno dei ragazzi pugliesi emigrati, di riportare il welfare e il mercato in una regione che è stata dominata dall’incuria e dal feudalesimo economico. Promette di tenere lontano dal palazzo la corruzione, la mafia e l’inciucio, esattamente come ha potuto fare nella precedente legislatura. Il suo governo e la sua onestà lo hanno reso popolare, non populista. E questa è una differenza che ogni bravo giornalista, come Curzio Maltese, non dovrebbe mai dimenticare di sottolineare. Soprattutto a un giorno dalle elezioni.
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